TERNI – Alla fine, alle 20,30, la battuta più tagliente è arrivata dal fondo della sala, da un piccolo imprenditore: «Con questi ci toccherà continuare a lavorare come prima e peggio di prima». Nel dibattito organizzato da Confartigianato, che ha visto in platea soprattutto artigiani e commercianti, gli aspiranti sindaco hanno dimostrato di essere più propensi a parlare delle presunte magagne degli avversari che della rivitalizzazione delle aree produttive, delle bonifiche dei siti industriali, del rapporto con le multinazionali, delle ricadute sul territorio e in particolare per le piccole imprese. Al tema degli appalti, dei servizi competitivi, del credito, hanno preferito continuare a soffermarsi sui propri programmi. E quando hanno parlato di economia, le ricette per lo sviluppo economico di Terni sono state declinate secondo il proprio stile e la propria storia.
Josè Maria Kenny (Pd) ha parlato molto della Terni città d’Europa, che non ha paura di confrontarsi con il resto del mondo ad iniziare dalle multinazionali: «Ben vengano gli investitori, purché rispettino la città».
Sul tema del rispetto anche Claudio Fiorelli (M5S), che ha insistito su ambiente e coprogettazione: «Il Comune deve concertare con le imprese per trovare soluzioni condivise sul tema dei servizi, dello sviluppo, degli appalti incentrati più sulla qualità che sui ribassi».
Orlando Masselli (FdI) ha rivendicato la forza dei numeri e dei dati di quello che a suo dire è stato il rilancio operato dal centrodestra dopo «gli anni dei governi di declino delle sinistre». Masselli si è pregiato della operazione di capitalizzazione di Asm con il rafforzamento della presenza di Acea: «Abbiamo creato una muliutility in grado di competere a livello regionale e dell’Italia centralle». Un tema, Asm-Acea, che invece ha sollevato le critiche di tutti gli altri candidati a sindaco.
Emanuele Fiorini ha parlato esplicitamente di svendita: «Mancano all’appello 97 milioni e mezzo di euro».
Paolo Cianfoni (Innovatori) ha riconosciuto la validità di Acea ma ha criticato le modalità dell’operazione. Sulla stessa linea Kenny, mentre Claudio Fiorelli ha definito l’operazione Acea l’ ennesima privatizzazione che penalizza le tasche dei cittadini «come si è visto negli effetti sulla Taric». Il nemico numero uno della sala, proprio la odiata tassa sui rifiuti, che ha accumulato ululati e fischi da stadio. A proposito di stadio, la ricetta economica del presidente rossoverde Stefano Bandecchi (Alternativa popolare) è molto semplice. Una versione in lingua livornese del famoso “Ghe pensi mì” di Silvio Berlusconi: «Sono un imprenditore, faccio venire qui aziende da Perugia, da Londra e da New York. Sono abituato a parlare con le multinazionali. All’Unicusano ne ho decine che lavorano per la mia università».
Silvia Tobia (Potere al popolo) il problema delle multinazionali lo risolve alla radice: «Per me possono anche non mettere piede a Terni. Sono predatori. Guardate cosa ha fatto Jindal con Treofan».
Vietato chiedere ricette dettagliate e specifiche per il rilancio del tessuto produttivo di quella che, malgrado tutto e malgrado i Magnifici 7, continua ad essere una delle realtà produttive più rilevanti e qualificanti del Paese. Stiamo parlando di Terni.










