di Marco Brunacci
TERNI – È durata un paio di ore e mentre scriviamo è appena terminato. Un tempo molto proficuo, da quel pochissimo che trapela dai tecnici che hanno lavorato al Ministero dell’Ambiente.
Si trattava di un incontro per mettere a punto la strategia per chiudere la vicenda dell’Accordo di programma per l’Ast a Terni, con un miliardo di interventi previsti in 3 anni, una pioggia di denaro mirata, mai arrivata in queste dimensioni in Umbria.
Finalmente – dicono i protagonisti – ci sono le concretezze che si attendevano e le risposte alle richieste della città. E’ stato imboccato l’ultimo tratto di strada per giungere a interventi che incideranno in maniera profonda sul futuro di Terni.
Cambierà volto l’Acciaieria. Rinnovata, decarbonizzata, col decisivo ritorno del Magnetico, con la prospettiva di diventare un sito di riferimento per i motori elettrici. Tutto con rilevanti risvolti per le aziende ternane, per gli artigiani e i commercianti che parteciperanno a questa fase.
I ministri che stanno lavorando al dossier sono Urso, dello Sviluppo economico, e Pichetto, dell’Ambiente.
Come si capisce prende forma un salto di qualità per l’economia cittadina, per le prospettive di occupazione e per il benessere dell’indotto. Non piccoli interventi spot, non effimeri vantaggi del momento. Investimenti massicci e più occupazione.
Queste soluzioni verranno prospettate, con precise indicazioni, nella riunione con Regione, Comune di Terni e parti sociali fissata per venerdì.
I tempi? Va da sè, che tutto dipenderà dalla capacità degli interlocutori, quelli della politica locale in primis, di essere credibili e farsi ascoltare.
Ci si attende grande attenzione dai sindacati, magari – se possibile – anche da parte di quegli esponenti dei vertici Cgil intenti in questi giorni a occuparsi di politica e a lanciare sul web frasi offensive nei confronti di Umbria7. Per i quali va elevato un “Signore perdona loro”, per quanto biliosi possano sembrare. In attesa che capiscano quanto delicata sia questa fase per Terni e quanto sia importante tornare a essere unicamente rappresentanti dei lavoratori e dei loro interessi, come nella tradizione del sindacato, e non cedere allo straniamento, al senso di vertigine e al personalismo proprio di chi ha perso un ruolo.


