M.BRUN.
PERUGIA – Block notes di economia umbra, aggiornamenti, classifiche, trend.
1.Uno studio di Acri-Ipsos annuncia che a tutto giugno 2023 gli italiani sono tornati a risparmiare, dopo una fase di calo degli accantonamenti, con le famiglie in prima fila. Gli umbri restano tra coloro che sono più attenti a non spendere tutto quello che guadagnano e a pensare a metter da parte. Il meccanismo – avverte lo studio – ha funzionato anche in periodi di inflazione alta, perchè le famiglie hanno approfittato delle offerte e di una spesa oculata pur di riprendere la buona abitudine del risparmio. In Umbria è la provincia di Perugia quella dove c’è il più alto livello di depositi bancari e investimenti in Fondi rispetto alla popolazione. E il trend si conferma.
2.A proposito di classifiche: Colacem fa valere il suo consolidato e con i dati della Financo, la finanziaria di famiglia (all’interno della quale ci sono anche società controllate estere), si riposiziona al terzo posto tra le aziende umbre, con un fatturato da 1,2 mld. Sotto il gigante Conad che sfiora i 5 miliardi e l’Ast di Arvedi tornata a macinare anche utili con 3 miliardi e 200 milioni (classifica Acacia group) e di poco sopra l’altra Gdo (Grande distribuzione) Eurospin, secondo le indicazioni che arrivano da Gubbio. Comunque il gruppo guidato da Carlo Colaiacovo guida la classifica degli industriali umbri, subito sopra Cucinelli e Minelli, quasi appaiati sotto il miliardo (sempre fonte Acacia group). Colacem nel bilancio consolidato non solo conferma la solidità, ma mette in evidenza performance di rilievo nel 2022.
3.Mentre le aziende sopra i 50 milioni, sempre citando i dati di Acacia group, hanno dimostrato una vitalità per certi aspetti sorprendente, è anche vero che le loro performance non sono state sufficienti per far lievitare il livello dei salari, che resta basso in Umbria, dove l’inflazione ha picchiato come nel resto dell’Italia del centro nord.
Sicuramente il livello basso dei salari è dovuto alle dimensioni troppo piccole della gran parte delle aziende umbre, ma anche le “top 100” oltre i 50 milioni di fatturato possono fare di più – a detta di tutti gli osservatori – per ritoccare in alto i salari. Anche se il 2023, per molte di loro, si annuncia complicato.
4.A proposito di presente e futuro. Per Il 2024 le previsioni non sono facili, ma il 2023 dimostra che comunque, ultimamente, l’Umbria sta col centro nord italiano, quindi non solo avrà un pil ancora in positivo, ma anche intorno all’1 per cento (ormai salvo tracolli non prevedibili), nel solco dell’Italia economicamente più vitale, che sta nord, e che si conferma – sempre fonte Acacia group – il traino di tutto il Paese anche in prospettiva.
5.Per il 2024 in ogni caso l’Umbria si attende molto da Pnrr e Fondi europei di sviluppo e coesione (il Progettone “cambia-Umbria, da 210 milioni). La Regione è stata rapida nel mettere in bisaccia un bel numero di progetti. L’arrivo di tanti soldi, con scadenze per completamente di fine 2026 e fine 2027, dovrebbe essere l’ossigeno per l’economia regionale del prossimo triennio almeno. Le incognite? Tutte quelle legate a strumenti che prevedono velocità di attuazione a fronte di burocrazia lenta e di un codice degli appalti che è ancora per molti versi macchinoso. Ma la speranza c’è.


