Tagliano legna nel bosco e fanno fuori una storica tartufaia. «Non è la prima volta»

La denuncia dell’Associazione Tartufai Altotevere che chiede certezze e garanzie sul futuro della cavatura del prezioso tubero

CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – Qualche ora di lavoro e la tartufaia di Lamati – una delle più longeve e ricche dell’Umbria – è stata per sempre cancellata. Il tutto a causa del taglio di numerosi alberi. A denunciare quanto avvenuto alle porte di Città di Castello è l’Associazione Tartufai Altotevere, una realtà che conta quasi mille iscritti e che da sempre si batte per la libera cavatura del prezioso tubero. «E’ stata distrutta ed espiantata un’altra tartufaia naturale – protestano i tartufai – che si va ad aggiungere ad altri innumerevoli tagli sconsiderati con l’unico obiettivo di ridurre il territorio vocato a tartufo». 

Da parecchio tempo e senza ricevere risposte, l’associazione tartufai chiede a Regione e all’Agenzia forestale regionale (Afor), di collaborare per la salvaguardia e la tutela delle ultime aree tartufigene della zona.  «La cerca e la cavatura, tradizione centenaria delle nostre valli, oggi tutelate anche dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità, sono un valore aggiunto del territorio, minacciato periodicamente e puntualmente da tagli indiscriminati che non tengono assolutamente conto, né hanno rispetto, delle piante dove fruttifica maggiormente il tartufo». La Regione, proseguono i tartufai , dovrebbe «proteggere e valorizzare il patrimonio tartuficolo naturale, favorirne la libera cerca per il miglioramento delle condizioni socio-economiche dei territori montani e svantaggiati, per attenuare l’esodo demografico». In questi giorni, di fronte alla «devastazione di una parte dell’habitat naturale del tartufo bianco». L’associazione quindi denuncia la mancanza di un tavolo di confronto «che possa disciplinare una vera e reale tutela del patrimonio tartufigeno».  

In passato, dicono i tartufai, è stato proposta ad Afor una sinergia «per indicare le aree da proteggere in attesa della tanto sospirata mappatura e censimento delle aree vocate». I cavatori quindi si chiedono come sia possibile che «un’azienda proprietaria di tarufaie controllate e coltivate non comprenda che tagli e puliture come quelli che stiamo denunciando, non i primi, per altro, decretano la morte del tartufo in quei luoghi».

A intervenire a fianco dei cavatori è il sindaco di Città di Castello, Luca Secondi: «Prendiamo atto e comprendiamo le istanze  dei tartufai per una migliore gestione del taglio della legna da parte delle autorità competenti al fine di poter avere una mappatura e censimento puntuale del territorio per mettere in condizione, sia chi opera a livello commerciale o domestico nel taglio della legna e sia i tartufai a poter difendere il territorio e non distruggere un prodotto della terra importantissimo come quello del tartufo. Controlli, monitoraggio e censimento, sono gli unici strumenti necessari per mettere in condizione tutti i soggetti di poter salvaguardare il territorio dalle tartufaie naturali».

ospedale Perugia

È sulla sanità che il centrodestra è finito in corsia

Beccati i quattro vandali che hanno distrutto il monumento di Magione