I nuovi equilibri dell’acciaio / Per l’acquisto dell’ex Ilva di Taranto spunta un’ipotesi Nippon Steel con Arvedi partner italiano

Il Sole 24 ore, il quotidiano di Confindustria, traccia una possibile strada. Con molti punti a favore. Il principale: l’intenzione del Governo di avere comunque anche un interlocutore nazionale

M.Brun.

PERUGIA – Acciaio in fermento. Sull’ex Ilva potrebbe arrivare l’interessamento ufficiale, per l’acquisto dell’intero “pacchetto”, di Nippon Steel che si trova nella necessità di aumentare la sua capacità produttiva, dopo essere stata stoppata nella corsa all’acquisto di Us steel.

Il gigante giapponese ha molte carte da giocare, sottolinea la stampa economica nazionale, ma è il Sole 24 ore, il quotidiano di Confindustria, a indicare come possibile partner dei giapponesi nella campagna di Taranto il gruppo Arvedi, titolare anche delle acciaierie di Terni, il quale – sempre secondo il Sole 24 ore – potrebbe rientrare in gioco in un secondo momento, pur non presentando alcuna manifestazione di interesse entro il tempo prefissato (il 20 settembre).
Questa ipotesi di “cordata”, anche se del tutto particolare, per salvare l’ex Ilva, potrebbe anche contare sul convincimento del Governo italiano orientato ad avere comunque, dopo la non positiva esperienza con gli indiani, un interlocutore italiano per il rilancio dell’impianto di Taranto, che, al momento, dovrebbe essere ceduto a non meno di 1,5 miliardi.
Arvedi viene ritenuto, da molti osservatori dello strategico settore, come il gruppo più solido e vocato per la produzione dell’acciaio che ci sia in Italia.
Umbria7, a più riprese, ha indicato il possibile interesse del gruppo Arvedi per chiudere il cerchio su un’ipotesi che, inizialmente, era quella di un grande progetto di Acciaio Italia, ma ora è comunque un’ipotesi dove un gruppo nazionale può garantire l’italianità dell’acciaio.
La partita è complessa – come sottolinea ancora Il Sole 24 ore – ma l’ipotesi di una convergenza Nippon Steel-Arvedi resterebbe tra le principali vie d’uscita, da una parte, rispetto alla crisi del polo di Taranto, dall’altra per avere un campione nazionale che faccia da interlocutore. Oltre che per escludere acquirenti cinesi.

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