di Marco Brunacci
TERNI – Ast, giorni cruciali, quindi molta tensione e altrettanta attenzione intorno alla questione decisiva per l’economia e l’occupazione, il Pil e l’export dell’Umbria.
1.I sindacati sono particolarmente ispirati in queste ore ed esce un’altra lunghissima nota (la riportiamo qui di seguito) nella quale, volendo cercarci novità, si può concludere che chiedono chiarezza, annunciano assemblee tra i lavoratori e una conferenza stampa lunedì 17.
2.A onor del vero è un passo avanti importante. Fino a non molto tempo fa, quando tutto era chiarissimo e si trattava di remare con forza nella stessa direzione facendo pressione su Bruxelles, il sindacato aveva invece così tanti dubbi sull’Accordo di programma.
Magari, forse, soltanto perchè era gestito da forze “non progressiste”. Sia nel governo regionale (leggere qui di seguito la durissima nota dell’ex presidente Tesei, per spiegare cosa è successo in quel periodo), sia in quello nazionale (tutt’ora non progressista).
3.Adesso che tutto è cambiato, dallo scenario internazionale al mercato, non si devono commettere altri errori e potrebbe essere anche utile aiutarsi con quello che afferma il capogruppo Fdi in consiglio comunale di Terni , Marco Cecconi. In estrema sintesi: ognuno faccia quello che può, avendo in mente l’obiettivo dell’Accordo così importante per Terni.
4.Oltre a fare quello che si può, sarebbe utilissimo che la Regione nuova gestione eviti con cura scivoloni. Trovare un modo per sciogliere, anche solo in parte, il nodo del costo dell’energia – oggi lo sanno anche le pietre di corso Tacito – è dirimente.
Quindi, come già spiegato da Umbria7, è assurdo che adesso si facciano dispetti, si creino incomprensioni o addirittura si pongano le basi per fratture rispetto al fondamentale player dell’energia, l’Enel. Ovviamente c’è tempo e modo per recuperare. Lo si faccia in fretta.
5.Umbria7 ha detto e lo ripete: il destino dell’Accordo di programma è ora più che mai nelle mani del cavalier Arvedi, della sua credibilità, nazionale e internazionale, e della determinazione a procedere nel progetto iniziale che ha portato il gruppo di Cremona ad
acquistare Ast: un radicale intervento sull’impianto, con obiettivo il rilancio del magnetico e una produzione sempre più sulla traccia dell’alta qualità dell’acciaio portato sul mercato (“il Rolex degli acciai”).
6.In questa complessa questione potrebbe esserci perfino in vista qualche schiarita, ma quello che non c’è stato nei mesi scorsi deve esserci oggi: la ferma determinazione di ogni soggetto coinvolto (dalla Regione al Governo al sindacato) a fare il necessario per
scongiurare che Ast diventi di nuovo sinonimo di stabilimento in crisi. Un film già visto troppe volte.
LA NOTA DEI SINDACATI
Le Segreterie Territoriali di Fim-Fiom-Uilm-Fismic-Ugl nella giornata di lunedì 10 febbraio 2025 hanno scritto ai parlamentari umbri e quelli europei eletti nella circoscrizione centrale e per conoscenza alla Presidente della Regione Umbria e al Sindaco di Terni, per una valutazione del dossier Acciai Speciali Terni non avendo novità in merito alle due deadline individuate dal Ministro Adolfo Urso nell’ultima riunione al MIMIT del 30 dicembre 2024.
Nella giornata odierna, invece, abbiamo chiesto a S.E. Il Prefetto di Terni di convocare una riunione per la pianificazione di interventi in materia di salute, ambiente e sicurezza nell’ambito della Acciai Speciali Terni, considerato che esiste un protocollosiglato il 1° febbraio 2008, 8 aprile 2010, 9 aprile 2014 e 22 novembre 2018 ed ancora in essere. La richiesta è stata fatta dopo aver ascoltato le diverse dichiarazioni su tavoli di incontro ufficiali e a mezzo stampa in merito all’impatto ambientale di Acciai Speciali Terni, con presunti sforamenti degli indici di inquinamento e/o del raggiungimento del limite. In ragione invece della revisione al ribasso delle direttive comunitarie che tra l’altro imporranno investimenti per attualizzare i limiti, con l’azienda abbiamo sviluppato diversi confronti dove ci è stato assicurato che, come sempre fatto, le emissioni saranno adeguate alle nuove norme nel modo e nel tempo giusto. Nel tavolo richiesto a S.E. il Prefetto di Terni avremmo modo di approfondire dal punto di vista tecnico la questione.
Come più volte richiesto in questa fase particolare serve senso di responsabilità e soprattutto serve fare chiarezza intorno alle vicende di Acciai Speciali Terni. Le questioni ambientali e di salute non possono mai essere subordinate all’accordo di programma e agli investimenti. Il Sindaco di Terni è autorità sanitaria e ha l’obbligo di intervenire immediatamente se ci sono sforamenti dei livelli di inquinamento. A noi per primi interessa la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici e anche dei cittadini. Da sempre come organizzazioni sindacali nella nostra pratica sindacale affrontiamo le
tematiche dell’ambiente e della sicurezza, esempio emblematico la combinazione dei forni negli anni ’80 con accordi precedenti e successivi che hanno permesso alla città di Terni un equilibrio che non ha mai scambiato ne salario o lavoro con l’ambiente. Proprio per questo chiediamo chiarezza e non consentiremo che le questioni ambientali possano essere utilizzate per una mera battaglia politica, indipendentemente dalle posizioni che vengono espresse e che comunque non sono legate tra loro. Certi temi vanno affrontati con serietà e rigore tanto più che i livelli di inquinamento sono sottoposti a controlli certificati dalle istituzioni preposte. Spettacolarizzazione e informazione social, oltre a prefigurare possibili lesioni della privacy non aiutano a fare chiarezza.
Per quello che ci riguarda ribadiamo che gli investimenti annunciati ormai tre anni fa servono anche per affrontare una decisa decarbonizzazione del sito, ad una ambientalizzazione a partire dal “progetto scorie” e quello del landfill mining che insieme al mantenimento degli asset e dei livelli occupazionali prefigurano un aumento della produzione sia nell’area a caldo che nell’area a freddo. Cosa questa confermata direttamente dalla proprietà nella riunione a Cremona del 10 dicembre 2024. Dal nostro punto di vista questo è il cuore del piano industriale e non possiamo pensare che possa esse messo in discussione per nessun motivo sia da eventi endogeni che esogeni. Per quanto ci riguarda, quindi, continueremo a chiedere la discussione del piano industriale per giungere ad un accordo che espliciti e salvaguardi il valore strategico che rappresenta AST in termini territoriale, regionale e nazionale.
Per quanto riguarda, Invece, l’accordo di programma ricordiamo che lo ha chiesto da subito il Cavalier Arvedi subordinandolo al piano industriale con Governo, Regione Umbria e Comune di Terni che hanno sostenuto il percorso con trionfalismo ed entusiasmo anche se non prevedeva la presenza dei rappresentati dei lavoratori. Così come la questione del caro energia è sempre stata attenzionata dal Governo che si è reso disponibile a lavorare per trovare le soluzioni, fino a quando l’azienda ci ha
comunicato di avere una proposta con solide basi giuridiche, oggetto in discussione entro il 20 gennaio 2025 e di cui però non conosciamo gli esiti.
Il tema energetico è centrale, determinante e di prospettiva, in quanto la competitività passa oggi come ieri su questo nodo che ha caratterizzato tutti gli accordi ministeriali con le Organizzazioni Sindacali dal 2004 in avanti. L’energia resta per questo centrale anche oggi per l’industria attuale e quella futura. Non è un caso che la questione dei costi energetici è tra quelli che hanno portato Fim Fiom e Uilm in piazza a Bruxelles e poi al Parlamento Europeo. La sfida globale a cui si deve riferire anche AST non si può fermare all’interno di ogni singolo paese, perché questo genera differenze, che di fatto, indeboliscono tutti nella sfida con i paesi Asiatici.
L’impressione è che ancora una volta le istituzioni e la politica in generale segni il passo con i problemi dei lavoratori e dei cittadini. Avremmo bisogno, invece, di una buona politica di supporto al mondo del lavoro e volta a risolvere i problemi, come abbiamo la necessità di sviluppare tavoli di confronto che possano essere partecipativi e di condivisione e che portino ad accordi con al centro il lavoro di qualità, per la difesa dei lavoratori, dei cittadini e dell’intero territorio. Ci si può anche trovare in contrapposizione, ma nel rispetto dei ruoli, ridurre tutto ad un clima di campagna elettorale permanente non serve a nessuno. La storia di questi 140 anni di relazioni industriali lo dimostra, il contributo dei lavoratori è stato sempre determinante per la risoluzione delle vertenze, questa volta purtroppo, si è partiti con una modalità che non ci è piaciuta fin dall’inizio, ecco perché sin da subito abbiamo reclamato un patto di territorio, che ad oggi è ancora nella disponibilità delle istituzioni locali.
La chiarezza che oggi manca -anche per il fatto di non aver partecipato ai tavoli per la definizione dei temi dell’accordo di programma- sarà nostra cura ricostruirla con i lavoratori attraverso un ciclo di assemblee da fare nelle prossime settimane, anche per decidere insieme le mobilitazioni da intraprendere a partire dalle modalità delle 8 ore di sciopero già proclamate per marzo. Per lo stesso motivo convochiamo una conferenza stampa per lunedì 17 febbraio 2025 alle ore 15.30 presso la sala riunioni della CGIL di Terni in Vico San Procolo, 8.
IL “REMEMBER” DI TESEI
Quelli passati sono stati cinque anni di impegno sul dossier Ast a tutela del territorio e dei lavoratori, una tema che ho sempre seguito in prima persona, a differenza della nuova governatrice, che ha disertato già due riunioni su due.
Depositerò un’interrogazione per approfondire tutto quello che in oltre due mesi la sinistra non ha fatto e chiederò alla presidente Proietti di riprendere in mano la delega al dossier Ast in prima persona, con lo stesso impegno e la stessa determinazione che mi hanno animato in questi anni.
Ha dell’incredibile l’uscita dell’assessore De Rebotti che, dopo non essersi mai occupato di AST, dichiara ai giornali che il governo regionale precedente sul tema si sarebbe reso protagonista di ‘tre anni di nulla’.
Ho ereditato un’Ast che non ha visto investimenti se non marginali di pura manutenzione, in cui si parlava solo di riduzioni, tanto che la proprietà tedesca era pronta a metterla sul mercato.
Ho gestito la complessa fase della vendita di Ast, assicurata al porto sicuro dell’italiana Arvedi, con cui ho lavorato e interloquito quotidianamente, in parallelo con il prezioso lavoro delle forze sindacali e dei lavoratori.
Tre anni fa ho discusso un ambizioso piano industriale e ambientale e ho negoziato un piano da 1 miliardo di investimenti e affrontando anche il decennale tema della discarica.
Abbiamo approntato un accordo di programma che impegnasse i 120 milioni previsti dal governo e i 200 milioni comunitari del fondo ‘hard to abate’, che aveva come temi collaterali anche le infrastrutture locali, per cui avevamo già approntato un finanziamento per la bretella Staino-Prisciano e le agevolazioni sul costo dell’energia.
La Presidente Proietti potrebbe, grazie al lavoro fatto negli scorsi anni, prendere subito misure concrete, come negoziare con Enel, deliberare la riserva di quota energia del 30 per cento a favore delle aziende umbre energivore dalla centrale di Galleto e deliberare l’inizio dell’iter di costituzione della società mista pubblico privata per gestire l’energia prodotta dalla Cascata delle Marmore.
In più di due mesi invece niente e stato fatto. Ora è il momento di finalizzare il lavoro svolto per cinque anni per evitare di far precipitare AST in una crisi irreversibile con un danno incalcolabile per l’intera comunità regionale.
LA POSIZIONE DI CECCONI
Adesso basta. Il teatro inscenato dal Comune di Terni e dalla nuova giunta regionale, sulla questione dell’Accordo di Programma per AST, non inganni nessuno. L’obiettivo reale della strana coppia Bandecchi-De Rebotti è, purtroppo, solo giocare al ribasso: sui destini della fabbrica, della nostra città e dell’intera economia umbra.
Al di là dei tentativi più o meno riusciti di parlare d’altro (magari, delle polveri sottili) e, soprattutto, di scaricare qualunque responsabilità addosso ad altri (la famiglia Arvedi proprietaria della fabbrica, il governo nazionale), le cose sono molto chiare.
Primo. L’azienda ha bisogno di abbattere i costi dell’energia adesso. E ne ha bisogno per una serie di così tanti notissimi e comprensibili motivi, che al riguardo è inutile continuare a sproloquiare: sarà sufficiente ricordare che la somma di queste ragioni pregiudica gravemente le ambizioni di competitività dell’azienda, già alle prese con una fase congiunturale ad dir poco complessa come quella attuale.
Secondo. La questione era nota sin dall’inizio. E non è mai stata una questione risolvibile a livello nazionale dal governo (aiuti di Stato sanzionabili dall’Ue). La risposta a tale esigenza può arrivare solo a livello locale. Ed è proprio per questo – per dare tempo alla Regione di fare le cose che la Regione può fare – che, dopo l’incontro di dicembre scorso al ministero, le parti in causa avrebbero dovuto aggiornarsi di lì ad un mese (20 gennaio): salvo il fatto che chi avrebbe dovuto battere un colpo, nel frattempo, invece, non ha battuto neanche un chiodo.
Terzo. Nessuno provi a sostenere – come invece ha fatto il neo assessore regionale De Rebotti – che gli ultimi tre anni sono stati solo tempo perso. Cose dell’altro mondo.
Ma il filosofo De Rebotti (dove ‘filosofo’ è il titolo di studio e non un modo di dire) ha davvero un’idea di quale fosse lo stato delle acciaierie, prima dell’acquisto di AST da parte di Arvedi, avvenuto nel 2022? È a conoscenza di quanti nodi siano stati sciolti via via proprio in questi ultimissimi anni, grazie alla laboriosità e alla lungimiranza della precedente Amministrazione umbra di centrodestra? Ha un’idea di quale interlocuzione quotidiana, di quale lavoro di negoziazione – con l’azienda, il governo, le parti sociali – sia figlio quel piano industriale e ambientale di investimenti pubblico-privati che ha preso il nome di Accordo di Programma? Ha avuto notizia, per esempio, di quanto sia stato impegnativo definire finalmente la questione decennale della discarica? Qualcuno, per fare un altro esempio, ha spiegato a De Rebotti che la precedente giunta regionale a guida-Tesei aveva provveduto a risolvere anche un’altra grande questione annessa all’Accordo di Programma, qual era quella delle infrastrutture di collegamento, un’ulteriore indecente eredità del passato, finanziando la bretella Staino-Prisciano? Da quando si è insediata l’attuale giunta regionale, il neo-assessore ha mai costruito un qualche rapporto con l’attuale proprietà ed il management delle acciaierie?
Quarto. Per tornare alla questione dell’energia, i ‘tavoli di lavoro’ che De Rebotti annuncia di aver costituito fanno solo ridere. A porre le condizioni affinché, alla scadenza dell’attuale concessione-Enel, a partire dal 2029, si possa finalmente e definitivamente voltare pagina è stata, ancora una volta, e proprio negli ultimi tre anni, sempre e solo la precedente Amministrazione regionale di centrodestra. Il lavoro è già stato fatto. Ed è un lavoro che, in questa fase, avrebbe dovuto già produrre il risultato di atti deliberativi di fondamentale importanza. Una delibera, innanzitutto, per vincolare sin da subito una riserva del 30% dell’energia prodotta dalla centrale, da fornire a prezzo agevolato proprio alle aziende energivore dell’Umbria, in proporzione ai rispettivi consumi. Ed altri atti deliberativi per improntare i primi step proprio della gara che nel 2029 dovrà portare alla costituzione di una nuova società mista, pubblico-privata, per la gestione della centrale di Galleto e, quindi, all’individuazione del partner privato (Enel stessa o altra azienda): perizie, prezzo di avviamento, valore di conferimento, livello di utile atteso, nuovi costi dell’energia prodotta, etc.
Quinto. Carte alla mano, posto il fortissimo segnale annesso ad atti concreti come quelli di cui sopra, la cosa da fare subito avrebbe dovuto essere l’apertura di una trattativa immediata con Enel in vista di una soluzione transitoria, di qui al 2029: trattativa per la quale il Mimit e il ministro Urso erano e sono prontissimi a fornire tutto il proprio supporto. Questo è quello che la Regione avrebbe dovuto fare: questo è quello che la Regione, invece, non ha fatto per niente. Anzi, De Rebotti (roba da non credere…) ha preferito aprire anzi un fronte di conflitto e controversia con Enel stessa. E ha cercato di buttarla in caciara con un ridicolo pressing su Arvedi, tentativo che non riuscirà in nessun modo a nascondere la propria inerzia.
Ed ecco allora il far-west dei blitz in fabbrica dello sceriffo-Bandecchi, che cerca alla sua maniera di riprendersi quel ruolo anti-AST con il quale del resto ha esordito a Palazzo Spada sin dall’inizio: lui, che dice di voler attrarre nuove aziende a Terni con chissà quali benefici fiscali, e intanto manderebbe a rotoli l’impresa più importante che nel territorio c’è già da quasi un secolo e mezzo.
Ecco che, nella nuova giunta regionale, riaffiorano prepotenti quelle velleità vetero-grilline di una ‘decrescita felice’, alle quali qualcuno evidentemente non riesce a rinunciare, neanche in giacca e cravatta. Sarebbe questo l’humus in cui far crescere e prosperare una comunità, un’impresa, i suoi lavoratori, il suo indotto?
De Rebotti e la Proietti cambino subito rotta. Riprendano il lavoro da dove l’ha lasciato la precedente giunta regionale di centrodestra (il futuro dell’AST merita la massima unità ed anche la necessaria umiltà). E faccia subito quello che deve fare. Altrimenti sarà solo colpa loro.
(*) Coordinatore comunale FdI Terni


