DI Marco Brunacci
PERUGIA – Nomine bollenti, turbinose, accordi sul filo del rasoio, chi vince e chi perde, e cosa c’è rimasto da dividere tra i tanti pretendenti della affollatissima maggioranza del campo larghissimo.
1.Intanto sia dato atto che l’appello di Umbria7 ha avuto successo: “Salvate il soldato Ferrucci” è stata un’operazione di successo. Obiettivamente Joseph Flagiello non poteva competere – come abbiamo scritto – con Ferrucci per Sviluppumbria, come Umbria7 ha scritto.
Va detto però che Sviluppumbria ha una struttura burocratica e tecnica così rodata che difficilmente muterà gli indirizzi di sempre. Ma per il soldato Ferrucci personalmente e per quel che è rimasto del centro del centrosinistra questo va considerato un successo.
Con un problema di equilibri politici: la presidente Proietti, in questo modo, prende tanto per lei medesima e per la sua lista. Forse sarà stato un bilanciamento per la linea politica che finora è stata dettata dall’asse dei tre segretari di sinistra, presenti in giunta,
Pd-M5s-Avs.
Ma pensate ai poveri, ex grandi e ora diseredati, socialisti, trattati fino a questo momento da fastidiosi parenti, che ti fanno fare brutta figura se te li porti in società.
2.E’ vero comunque che in cambio di Ferrucci, il Pd si è preso l’incarico di Villa Umbra con l’eterno enfant prodige Flagiello, con lo stipendio più alto di tutti (anche se ci sarebbe l’intenzione di pareggiarli, abbassando gli stipendi più alti e alzando i più bassi,
ma sai tu cosa succederà).
Grazie a Flagiello può cantare vittoria il vecchio centrosinistra di governo – zone Lorenzetti e Raggi – che al momento è alleato con Bori alla guida del Pd, mentre in conto Bori c’è la nomina di Giacchetti al Tpl, che è da considerare molto strategica.
3.Chi rimane invece a becco asciutto è il Movimento Cinque Stelle.
Ciprini o non Ciprini, l’ottimo segretario-assessore Thomas De Luca non ha avuto alcun riconoscimento per il M5s in tutto questo vasto movimento di nomine. Dando qualche ragione (magari solo apparente) a chi considera M5s qui in Umbria un satellite periferico della sinistra Pd. A Perugia ci sarebbero discreti mal di pancia: a Terni hanno tutto
quello che si può desiderare (un assessore regionale con un patto politico di acciaio e un consigliere regionale che ha vinto con le preferenze), a Perugia per ora neanche uno strapuntino. In tutta la regione sarà anche vero che M5s ha preso quattro voti, ma solo qui
sono così tanto docili. Nel resto d’Italia è un continuo derby Conte-Schlein. Invece la via umbra al cielo pentastellato è un percorso di meditazione e pace, guidato dall’irenico Thomas. Cosa c’è di meglio?
4.In ogni caso sugli equilibri regionali grava sempre pesante il macigno Morelli. Ha i requisiti per stare nel ruolo che gli è stato assegnato all’Arpa? Che significa che, in passato, come certuni dicono, ha svolto mansioni a riporto di un direttore di stabilimento?
Questioni alle quali si dovrà rispondere. A giorni, forse tra qualche settimana.
5.La grande sfida per spartire i posti, ora si trasferisce in sanità. Un tecnico del livello di Noto per la Asl 2 difficilmente si trova. Si vedrà. De Filippis (Azienda ospedale di Perugia) viene considerato fuori, ma nessuna idea per sostituirlo. Invece Casciari è ritenuto un
manager su cui puntare, ma dove?
6.Conclusione. Non sfugge a nessuno che sulle nomination da Oscar della Giunta regionale si è già allungata l’ombra del nuovo – e di nuovo decisivo – congresso regionale del Pd. Dopo la breve pausa del centrodestra, il potere è tornato qui. In verità, un potere non così stabile come un tempo e per certi versi anche a rischio, ma la battaglia campale che si scatenerà sarà appassionante.
Un kolossal, con gli attori che ci sono adesso, non paragonabili – dirà qualcuno – a quelli di un tempo anche non remoto. Ma kolossal sarà. Con sullo sfondo le designazione dei sogni, quelle per diventare parlamentare alle prossime politiche (2027). Come direbbe Draghi, “nessun dorma”. E ricordatevi di allacciare le cinture di sicurezza prima di partire.


