di Marco Brunacci
PERUGIA – Premessa d’obbligo: Umbria Jazz è come Garibaldi, inammissibile parlarne male. È il più importante festival internazionale umbro, creatura del geniale Carlo Pagnotta, al quale l’Umbria – tutta e Umbria7 in particolare – sarà sempre grata. Ed è una fortuna che ci siano entrambi.
Ma, dal finale di questa edizione 2025 di ieri sera, la prima del ritorno del centrosinistra al potere in Regione e a Perugia, ascoltati i numeri forniti nella conferenza di fine manifestazione, due cose, basate su numeri e fatti, saltano agli occhi e qualcuno dovrà pur dirle, ascoltati gli assordanti silenzi.
La prima: 34.000 biglietti venduti in questa edizione rappresentano una distanza siderale rispetto alle due ultime edizioni dei record di Uj, che aveva raggiunto quota 45.000 nel cinquantenario. Il 2025 segna un lapidario -25% (un quarto dei biglietti in meno), con 2,1 milioni di incasso. Per chi vuole ulteriori raffronti, ecco altri numeri:
UJ22: 37mila biglietti, ma incasso più contenuto, perchè ripartendo dopo la pandemia, i prezzi vennero tenuti bassi.
UJ23: 41mila biglietti e 2,3 milioni di incasso.
UJ24: 43mila biglietti e 2,5 milioni incasso.
Ma anche UJ19: 38mila biglietti.
La seconda cosa: 500.000 presenze dichiarate in città, ovvero tra 150 e 200.000 presenze in meno a Perugia del dichiarato delle due ultime edizioni, significano anche qui un -20%.
Per la spesa media e le permanenze, aspettiamo i dati di albergatori e commercianti, ma ad onore del vero, il Mariotti, capo di quelli del centro storico, aveva già parlato di un -20%.
Capitolo sponsor: sono rimasti sempre quelli degli scorsi anni, e non c’è stata nemmeno la voglia di inventarsi (politica comunale e regionale di centrosinistra su tutti) qualcosa di nuovo attraverso i tanti prodotti tipici umbri. E così che si è arrivati, per 40.000 euro, a contrattualizzare il prosciutto di Parma. Con conseguenti feroci polemiche e relativi malumori “a la carte”.
Infine: l’esperimento lounge, desolatamente vuota, è stato da dimenticare, i vip package sono stati ridottissimi, ma – raccontano i critici – l’assenza di sold out (anche il pop Mika non ci è riuscito) è più preoccupante.
Insomma, per carità, tutto bello, ma rispetto agli altri anni i numeri dicono che tira aria di recessione. D’altronde lo si vedeva anche da un roster di artisti che alcuni jazzmaniaci non ritenevano al livello delle ultime edizioni.
Ma c’è poi un altro dato, al quale Umbria7 è sensibile e che merita una riflessione.
A fronte di un Festival 2025 di ripiegamento, le istituzioni coinvolte (Regione, Comuni Perugia ed Orvieto, Fondazione Perugia) hanno fornito il record di contributi pubblici, al livello dei due precedenti anni.
Si può ben dire quindi, visti i risultati, che i fondi spesi non hanno dato i risultati sperati.
Infine, dopo gli anni di Paparelli e di Tesei più Agabiti, in questo 2025 Terni rimarrà senza UmbriaJazz.
Quindi senza Terni, manifestazione ridotta a una Perugia in tono minore e a una Orvieto tutta da costruire, con gli stessi (tanti) soldi pubblici.
Con un centrodestra cittadino e regionale clamorosamente assente dall’Arena Santa Giuliana, il cambio del sistema di sicurezza che tante chiacchiere e dispiaceri ha fatto girare in città, la ristorazione (considerata pilastro storico) criticata e col rischio cambiamento, la sensazione è di una Umbria Jazz che, dopo aver raggiunto il top, ripiega. Che questo succeda col ritorno del centrosinistra in qualche modo è curioso.
Non è un caso che per Uj si fa avanti una voce insistente, magari non ancora abbastanza fondata, ma certo tanto insistente.
Quale? Quella che annuncia un Cucinelli cavaliere bianco e nuovo dominus della grande kermesse.
Chi crede a questa voce sostiene con chi scrive, e si trova molto lontano, che non può essere un caso che il “re del cachemire” si sia fatto notare insieme con l’amico di sempre e rettore uscente, Maurizio Oliviero, alla mondana serata di Mika. Serata alla quale risultava assente all’Arena – così riferiscono gli appassionati di questa voce – l’impareggiabile e insostituibile fondatore del Festival, il mito Pagnotta, al quale l’Umbria in generale, e Umbria7 in particolare, tanta riconoscenza devono avere.


