Sebastiano Pasero
TERNI – Giuseppe Boccolini se ne è andato a 77 anni, nella sua Avigliano. Lo ha tradito il cuore, che da un bel po’ di anni gli dava grattacapi. Se n’è andato nel pieno delle forze e della sua voglia di fare. Stava organizzando un pranzo, una delle sue proverbiali riunioni commensali dove regnava sì il buon cibo, ma soprattutto la voglia di guardare al futuro, di parlare di politica alta, di discutere sui problemi di Terni ad iniziare dai destini dell’acciaieria. L’azienda, volente o nolente, regina della città.
Giuseppe Boccolini è stato un socialista operaio, che non si è mai riconosciuto fino in fondo nel socialismo rampante degli anni Ottanta e Novanta. E non è stato neanche sfiorato dalla Tangentopoli del 1993. Boccolini è stato un sindacalista della Fiom, corrente socialista, quella che era lontana dai massimalismi e dagli assolutismi. Un uomo buono, dal carattere burbero, dalla parlata greve, ma sempre pronto a farsi carico degli amici e dei compagni che erano in difficoltà.
E’ stato assessore comunale agli inizi degli anni Novanta e poi di nuovo per due mandati con Raffaelli sindaco. Si è occupato di turismo. Ma la sua vera passione vera, più che l’amministrazione, è stata la politica, la capacità di mettere insieme le persone, di trovare un punto di incontro per raggiungere gli obiettivi cari alla città.
Giuseppe Boccolini, Peppe per tutti, era il tipo da scontrarsi ferocemente, da alzare la voce, e un minuto dopo da stendere un documento unitario.
Il suo pallino era la grande fabbrica. Non solo perché vi aveva indossato la tuta blu, ma perché era convinto che la città e il Paese, senza l’industria pesante, senza la siderurgia e senza la metalmeccanica, fossero destinate a soccombere nello scenario internazionale.
Come assessore si occupava della nuova Terni, quella della Cascata delle Marmore e di Carsulae, ma in cuor suo era convinto che l’acciaio fosse il nerbo di Terni. Ragionava sulle grandi produzioni siderurgiche dell’Europa e del Mondo, certo che l’acciaio fosse anche futuro, quello delle costruzioni, delle grandi infrastrutture, dei materiali ad alto contenuto tecnologico. Era stato un leone nella vertenza del magnetico e, a seguire, in quella della definizione degli esuberi. Le sue “teorie” avevano trovato conferma nei mesi durissimi del Covid, quando il Paese ha retto per il suo assetto industriale. Boccolini voleva tanto organizzare l’ennesimo pranzo. Tavolate alle quali si sedevano prestigiosi professionisti, operai e pensionati. Per Peppe erano tutti “fratelli”. Buon viaggio “fratello mio” e sicuramente organizzeremo la prossima cena.


