Alla Corsa all’Anello il Bravio dell’artista Cristiano Carotti «Una forza indomita che si sprigiona»

Tra scultura installazione e simbologia astrologica l’opera firmata dall’artista narnese

NARNI – La 58esima edizione della Corsa all’Anello di Narni si apre quest’anno con una proposta artistica che rompe i confini del tradizionale premio cittadino. Il Bravio realizzato da Cristiano Carotti e intitolato «L’anno del cavallo di fuoco» non è più soltanto il drappo della vittoria ma si configura come un vero e proprio corpus installativo progettato per abitare gli spazi del Palazzo dei Priori. L’opera supera la sua funzione classica per diventare una scultura autonoma capace di innescare un dialogo visivo profondo tra le radici storiche della città e gli immaginari globali del nostro tempo.

Al cuore del lavoro di Carotti emerge l’archetipo del cavallo di fuoco simbolo di una energia vitale e di un impulso trasformativo legati al nuovo ciclo del calendario cinese. Secondo l’artista si tratta di «Un anno di grande impeto, una forza indomita che si sprigiona» e proprio su questa potenza si concentra la riflessione installativa. Il tema centrale diventa la capacità di governare tale impeto attraverso la relazione tra cavaliere e istinto tra componente astrale e coscienza razionale. In questa prospettiva l’opera si fa metafora di una tensione esistenziale dove l’equilibrio è necessario sia nell’agone della corsa sia nella vita quotidiana. L’allestimento si estende fino al chiostro dove la figura di Pegaso dipinta con catrame e vernici industriali sui portelloni di un autocarro introduce il tema del viaggio e della metamorfosi. Carotti descrive questa immagine come «Il cavallo che compie l’impresa eroica e viene premiato trasformandosi in costellazione». L’uso di materiali pesanti e colori fluo tipici della cifra stilistica dell’artista si mescola alla dimensione cosmica suggerendo un’idea di attraversamento fisico e interiore che culmina in una rarefazione finale.

Il legame con il territorio di Narni resta comunque saldo grazie all’impiego del ferro battuto nel Bravio elemento che richiama la sapienza artigianale medievale. Per l’artista è stato fondamentale coniugare queste due anime mettendo in connessione la cultura della rievocazione storica con quella dello zodiaco cinese. L’installazione si definisce così come un «cerchio magico» ovvero uno spazio rituale destinato alla collettività. L’obiettivo finale dell’opera è quello di creare un’esperienza condivisa che Carotti definisce come «Un rituale per saper cavalcare questo anno del cavallo di fuoco tutti insieme». Il Bravio diventa quindi una chiamata alla consapevolezza collettiva utile per domare e liberare l’energia del presente.

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