Cinema d’Essai, “E se ora, lontano – Un’altra voce esiste” arriva a Terni

Al Politeama Lucioli la proiezione del film girato interamente in Umbria. In sala anche gli autori Massimo Selis e Belinda Bruni

TERNI – Il riferimento, è senza dubbio al “Decameron” di Boccaccio, con undici tra ragazze e ragazzi quasi coetanei che si sottraggono per dieci giorni alla quotidianità. Ma non si raccontano novelle. Affrontano tematiche profonde, dal rapporto con la morte a quello con il prossimo, dall’amore al senso dello studio a livello universitario. Il film  “E se ora, lontano – un’altra voce esiste”, per la regia di Massimo Selis, scritto insieme alla moglie e autrice umbra Belinda Bruni, arriva al cinema Politeama Lucioli di Terni venerdì 17 aprile alle ore 21. La proiezione sarà accompagnata dalla presenza degli autori in sala, che racconteranno l’idea che ha ispirato il film e dialogheranno con il pubblico. A moderare il dibattito ci sarà Maria Rita Fedrizzi di Sentieri del Cinema. Il documentario, girato interamente in Umbria, è prodotto da Phausania Film (distribuzione Emerafilm) con il patrocinio del Comune di Perugia. Un’opera che nasce con lo scopo di dare voce ai giovani. Ragazzi che riflettono sull’esistenza, sulla politica, sul senso e sul valore della condivisione e su argomenti profondi, legati alla vita e alla spiritualità. Il documentario vede la fotografia di Dario Di Viesto e dello stesso Massimo Selis che hanno assieme costruito un’atmosfera capace di trasferire quel clima di incontro che richiama il mondo del Decameron di Boccaccio nella sua dimensione corale: persone che si ritrovano, condividono tempo e storie, imparando a vivere insieme. La colonna sonora originale, firmata Fabio Di Viesto, accompagna i protagonisti nei loro momenti di incontro e nel loro disegno di un progetto che porti finalmente la loro voce in ogni angolo del Paese.

Questi sono solo alcuni degli argomenti trattati mentre si cerca di realizzare quella che inizialmente era solo un’idea: una radio in cui chi vuole può raccontare le proprie esperienze di vita e metterle a confronto con quelle altrui. Tutto questo è molto interessante anche perché ci si trova di fronte a quelli che un tempo si chiamavano campi scuola con la differenza che qui c’è una dimensione paritaria perché non c’è nessuno che conduce o modera gli incontri. In più, sul piano visivo, dopo poco ci si accorge che la telecamera è in mano a turno ad alcuni partecipanti che talvolta intervengono nella discussione mentre stanno riprendendo.Un’avventura appassionante per i suoi protagonisti, ma anche per il suo regista, Massimo Selis, che spiega il valore del documentario in un confronto generazionale tanto potente: «Se riduciamo il cinema a narrazione di storie, dovremmo smettere di farlo e di guardarlo. La letteratura vince a mani basse. Perché lì la narrazione spalanca le porte all’immaginazione. Non aggredisce, ma sospinge. E allora il cinema? Il cinema, secondo me, ha il potere di farci sperimentare la “dimensione intermedia”.  Di rendere in un certo senso “visibile” l’invisibile. Alcuni grandi autori ce lo hanno mostrato. Il vero territorio del cinema non è il mondo esteriore, ma il mondo dell’anima. E lì vigono altre regole. Anche nel documentario dobbiamo provare ad addentrarci in questo regno. Un regno che, sia all’autore che allo spettatore, chie fiducia. Con “E se ora, lontano”, ho provato ancora una volta ad esplorare questo regno»

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