PERUGIA – “Un fotogramma non racconta una storia. In queste ore sto leggendo ricostruzioni che, partendo da un gesto fatto durante le celebrazioni del 25 Aprile, cercano di trasformarlo in un’etichetta politica. È una semplificazione strumentale che non condivido”: inizia con queste parole un post della sindaca Vittoria Ferdinandi.
E ancora: “Quel pugno alzato, mentre cantavo Bella ciao insieme alla partigiana Mirella Alloisio, per me ha un significato semplice e profondo. È mio nonno ad avermi insegnato che Bella ciao si canta con il pugno alzato perché è il simbolo della Resistenza, della libertà dei popoli, dei diritti conquistati. Non è un gesto contro qualcuno, ma per qualcosa: per la dignità, per la democrazia, per la memoria”.
Aggiunge Ferdinandi: “Trovo sinceramente riduttivo e strumentale volerlo usare per dipingermi come una “sindaca di parte”. Essere sindaca significa rappresentare tutte e tutti, e questo è ciò che faccio e continuerò a fare ogni giorno: ogni cittadina e ogni cittadino che busserà alla mia porta troverà non solo ascolto e attenzione, ma rispetto, cura e la volontà autentica di capire i bisogni di ciascuno. Senza etichette, senza pregiudizi, senza chiedere mai da che parte si sta: perché la mia parte è la comunità”.
Scrive ancora la sindaca: “Ma rappresentare tutti non significa rinunciare a ciò in cui si crede. Non significa cancellare la propria storia, la propria cultura politica, il proprio orgoglio antifascista. Ogni volta che canterò Bella ciao, alzerò il pugno. Perché non c’è nulla di più umano e universale della libertà di un popolo che si rialza. E a chi continua a giudicare dai frame, ricordo che contano le parole, i valori e il lavoro quotidiano. È lì che si misura davvero chi sono e che sindaca voglio essere per Perugia”.


