«Non possiamo scaricare i costi della guerra su famiglie e lavoratori»

Squarta (FdI-ECR) chiede la sospensione del Patto di Stabilità

PERUGIA – «Di fronte a una nuova fase di instabilità internazionale ed economica diventa sempre più evidente la necessità di una riflessione politica profonda e non più rinviabile. Il Patto di stabilità e crescita, così come oggi configurato, rappresenta uno strumento anacronistico, incapace di rispondere alla complessità degli shock economici ed energetici che investono l’Europa. Per questo motivo
annuncio che chiederò la sospensione immediata del Patto».
Lo dichiara Marco Squarta, europarlamentare di Fratelli d’Italia del gruppo ECR e membro della
Commissione Econ.
«Non è accettabile che i costi di una nuova fase di instabilità internazionale, segnata da tensioni
belliche e da una crescente pressione sui mercati energetici, vengano scaricati sulle spalle delle
famiglie, dei lavoratori e, in particolare, delle fasce più fragili della popolazione. I dati più recenti
mostrano con chiarezza che a pagare il prezzo più alto saranno i giovani single, le coppie, le
famiglie con figli e gli operai, una prospettiva che non possiamo tollerare né sul piano economico
né su quello sociale».
«E c’è però un nodo politico che non può più essere eluso. Non si possono comprimere gli spazi di
intervento degli Stati membri con regole rigide e fuori da ogni logica attuale. In queste condizioni
diventa di fatto impossibile attuare politiche espansive efficaci a livello nazionale. È esattamente per
questo che chiediamo la sospensione del Patto, per consentire all’Italia di liberare risorse concrete
da destinare a famiglie e imprese, sostenere i redditi, difendere il potere d’acquisto e accompagnare
il sistema produttivo in una fase così complessa. Mettere gli Stati nelle condizioni di intervenire non
è una deroga, è una necessità economica e sociale».
«Già a seguito del conflitto in Ucraina abbiamo assistito a un’impennata dei prezzi e dell’inflazione.
Se è vero che l’inflazione ha progressivamente rallentato, è altrettanto vero che i prezzi non sono
mai tornati ai livelli precedenti. Ci troviamo oggi di fronte a una compressione reale del potere
d’acquisto, con stipendi sostanzialmente invariati a fronte di un costo della vita strutturalmente più
elevato. In questo contesto, l’ulteriore aumento dei costi dell’energia e dei carburanti rischia di
innescare una nuova spirale recessiva».
«Continuare ad applicare rigidamente parametri pensati per un contesto economico completamente
diverso significa ignorare la realtà. Il Patto di stabilità non è in grado di adattarsi a shock esogeni di
questa portata e finisce per trasformarsi in un vincolo cieco, che ostacola la capacità degli Stati
membri di proteggere i propri cittadini e sostenere il sistema produttivo».
«Serve invece un cambio di paradigma che metta al centro la tutela sociale, la crescita e la resilienza
economica. L’Europa deve dimostrare di essere all’altezza delle sfide che ha di fronte, superando
strumenti ormai superati e adottando politiche flessibili, capaci di rispondere con efficacia alle
emergenze. La sospensione del Patto di stabilità è oggi una scelta necessaria, non più rinviabile».

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