Sanità senza pace, ora anche la fantasia al potere/ La Regione vara “Percorsi terapeutici” per attuare un Piano che non c’è

Non s’era mai visto: i PDTA prima del Psr. Non è questione di sigle, qui si mettono in acqua vascelli senza sapere dove la flotta vuole andare. E a ben vedere poteva succedere solo nella piccola, malmessa Umbria

di Marco Brunacci

PERUGIA – La sanità dell’Umbria? Una sorpresa dopo l’altra. Oggi dobbiamo parlare di PDTA, Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali.
Che roba è? Vediamo: “Il PDTA è uno strumento fondamentale di governo-clinico” in quanto “definisce in modo dettagliato le fasi di presa in carico del paziente, per migliorare qualità, sicurezza ed efficienza” ed è fondamentale “nelle reti clinico-assistenziali”.
Bene, si dirà: ne sappiamo quanto prima e comunque è cosa per specialisti, conoscerli non cambia la vita dei pazienti, non dice
niente di nuovo in fatto delle conoscenze della sanità della gente.
Errore: con i PDTA si applicano gli orientamenti della Regione rispetto a obiettivi precisi.
Interessano i cittadini pazienti in maniera diretta, ma anche i cittadini che devono verificare come funziona la sanità di una regione, in questo caso la nostra piccola, e per molti versi mal messa, Umbria.
I PDTA seguono, per un fatto di correttezza politica, amministrativa e anche del tutto pratica, il Piano sanitario regionale, che l’Umbria tutta sta attendendo e che la presidente Proietti, con la direttrice della sanità regionale Donetti, aveva promesso, in un momento di ingiustificata euforia, per metà del dicembre scorso e ancora non c’è.
Bene: ora si assiste, nella piccola sciagurata Umbria, a un fenomeno pericoloso: in Regione si forgiano PDTA senza che ci sia il Piano sanitario regionale.
Si fanno interventi spot, senza avere nessun quadro d’assieme.
A pensar male si fa peccato e qualche volta ci si azzecca? Allora: non è che qualcuno vuol risolvere questa o quella situazione specifica di  un settore della sanità, venendo incontro alle esigenze – per carità legittime – di questo o quell’operatore che magari sta – giustamente, per carità – a cuore, senza però avere nessun quadro generale di riferimento?
E’ vero che varare PDTA prima del Piano sanitario non s’era visto mai. Mettere in acqua vascelli senza sapere dove vuole andare la flotta, questa sì che è un’impresa.
Per chi fosse interessato, possiamo aggiungere che il Piano sanitario (Psr) è in questo momento analizzato dall’Università, la quale sta elaborando proposte di integrazione e variazioni.
In Regione forse pensavano che la tappa dell’Università fosse solo un passaggio burocratico. Altro errore: c’è il tosto rettore Marianelli adesso che sorveglia lo Stretto.
Il Piano sanitario uscirà  a tempo debito al termine di un confronto, con lui in prima persona, in quanto ha avocato a sé la materia sanitaria, e con tutta la struttura tecnica universitaria.
Lasciar partire i PDTA prima del piano potrebbe essere letta come una piccola-grande furbizia, ma destinata a trasformarsi in uno scoglio non facile da superare.

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