Sette milioni di euro per gli asili nido in Umbria: come verranno divisi tra Perugia e Terni

Previsti 500 posti in più. Fondi anche per trasporti e comunità educanti

PERUGIA – Ventidue milioni di euro per «nidi, trasporti, tempo integrato e comunità educanti». Perché sono questi «i punti cardine» su cui la Regione ha deciso di intervenire, come annunciato dall’assessore all’istruzione Fabio Barcaioli, investendo «22 milioni del Fondo sociale europeo per la scuola, partendo da qui per migliorare le condizioni delle giovani generazioni, sul piano educativo e didattico, e per rafforzare il benessere della comunità. L’Umbria deve diventare una terra capace di trattenere e attrarre nuove generazioni e il nostro impegno va in questa direzione. In un contesto nazionale in cui si riducono i finanziamenti per l’istruzione, la Regione interviene per colmare vuoti che sono diventati ormai strutturali».

Vuoti che soprattutto per quanto riguarda gli asili le famiglie vogliono sapere come verranno colmati e si ragiona come verranno divisi i fondi tra Perugia e Terni. Secondo quanto reso noto dalla Regione (oltre a Barcaioli hanno presentato il piano la presidente Proietti e il vicepresidente Bori) «tra le azioni già avviate e in fase di attuazione, è previsto un investimento di 7 milioni di euro per la creazione di oltre 500 nuovi posti nei nidi all’anno, con l’obiettivo di riequilibrare l’offerta tra territori, sostenere l’occupazione femminile e intervenire sulle disuguaglianze educative fin dai primi anni. Alla scuola primaria sono destinati 4,3 milioni di euro per il tempo integrato, con circa 40 progetti biennali finanziabili che puntano ad estendere l’orario pomeridiano, offrire attività aggiuntive e rafforzare il legame tra scuola e contesto locale, anche attraverso il supporto ai compiti, l’educazione non formale e la prevenzione del disagio».
Facendo un po’ di conti, è possibile ipotizzare come circa due terzi dei fondi andranno al Perugino e un terzo al Ternano, quindi 330-380 posti alla provincia di Perugia e 120-170 a quella di Terni che pesa appunto circa un terzo della regione. Possibile per esempio che a Terni città, dove da anni si vive il disagio dei pochi posti nei nidi pubblici, si possa arrivare a circa 100 nuovi posti, con l’attivazione di 10-15 gruppi nidi e almeno 20 educatrici. Un conto che, se sarà confermato, potrebbe essere una boccata d’ossigeno per le strutture e soprattutto per le famiglie.

«Questi sono gli investimenti che fanno la differenza nel presente e nel futuro dell’Umbria – ha spiegato la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti – perché crediamo profondamente nella scuola pubblica e nel diritto all’istruzione come pilastri del nostro sistema regionale. Investire in servizi educativi significa anche dare una risposta ai bisogni quotidiani delle famiglie e soprattutto delle donne – ha sottolineato la presidente – sulle quali ricade il carico di cura. Significa anche rendere la nostra regione più attrattiva per i giovani talenti. È l’inizio di una rivoluzione culturale che parte dalla scuola e guarda all’Umbria di oggi». Il vicepresidente Bori ha poi aggiunto: «Deve emergere con chiarezza l’idea che abbiamo dell’Umbria: un’Umbria studiata per studiare, un progetto che accompagna tutto il percorso educativo, dai poli per l’infanzia fino al dottorato universitario. È questa la direzione che ci guida e che stiamo realizzando anche grazie ai fondi europei. Allo stesso tempo, c’è un messaggio educativo e di attenzione all’ambiente. L’investimento di oltre 10 milioni di euro permette a studentesse e studenti di medie, superiori e università di avere un unico abbonamento al trasporto pubblico, identico per tutti. Con un costo di circa 70 euro l’anno, il servizio diventa accessibile e sostenibile, favorendo spostamenti quotidiani più ecologici e responsabili».

A fare da cornice agli interventi sui servizi educativi è il lavoro avviato sui patti educativi e sulle comunità educanti, per i quali è in corso l’iter di approvazione della legge regionale. L’obiettivo è costruire un sistema stabile di collaborazione tra scuole, Comuni, famiglie e terzo settore, capace di tenere insieme dimensione educativa e coesione sociale, rafforzando il ruolo della scuola come presidio territoriale. I patti sono pensati come uno strumento operativo che accompagna e connette le principali misure messe in campo, a partire dall’ampliamento dei servizi per la prima infanzia e dall’estensione del tempo scuola.

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