Aggredita dal marito su un bus di linea, «che dovrebbe essere un luogo sicuro»

Filt Cgil, Faisa Cisal e Uiltrasporti:«Gravità inaudita, chiediamo un confronto con le istituzioni»

TERNI – Due donne.  Una di 44 anni, madre di un’ adolescente, aggredita dal marito in un autobus di linea, che adeso lotta tra la vita e la morte. L’altra di 25, che lo conduceva l’autobus, e che si è ritrovata a fronteggiare un’emergenza scioccante:  le urla di una donna presa a martellate in testa, gli insulti del marito che era salito sul bus proprio per aspettarla, perché sapeva che avrebbe preso quel mezzo pubblico per tornare a casa dopo una giornata di lavoro, il sangue, il panico dei passeggeri.  «Quanto accaduto a Stroncone nel primo pomeriggio di sabato 9 maggio su un pullman del trasporto pubblico locale è di una gravità inaudita. La nostra vicinanza – dichiarano Ciro Zeno, segretario generale di Filt Cgil Umbria, Christian Di Girolamo, segretario generale di Faisa Cisal e Mirco Caini, segretario aggiunto di Uiltrasporti Umbria – va alla donna  aggredita con una ferocia inaudita e le auguriamo la più rapida e completa guarigione».

«Un luogo che dovrebbe essere sicuro – proseguono i sindacati – un mezzo pubblico che trasporta bambini, donne e anziani, non può essere teatro di questi eventi. Non può venir meno la garanzia di sicurezza per i cittadini ternani, umbri e, più in generale per i cittadini italiani. Chiediamo immediatamente un confronto con le istituzioni per capire come proteggere i cittadini da queste sempre più frequenti situazioni violente».

E poi una riflessione sul trauma che ha subito la conducente del bus.  «La nostra vicinanza – affermano i sindacati – va allo stesso modo a chi in quel momento stava svolgendo il suo servizio. Chiediamo all’azienda di cui è dipendente di attivare immediatamente tutte le forme legali di tutela, compreso un supporto psicologico per superare l’accaduto. Avanzeremo sicuramente una richiesta di audizione al prefetto di Terni per capire dinamiche e circostanze che vorremmo siano evitate. Ci auguriamo, inoltre, che le forze dell’ordine, attraverso il loro agire, mettano in sicurezza l’aggressore perché non ripeta più tali gesti».

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