DI DANILO PIRRO
TERNI – Nel dicembre del 1926, sulle pagine della Rassegna Italiana, apparve quello che può essere considerato il primo manifesto dell’architettura razionalista italiana. A pubblicarlo fu una rivista politico-letteraria diretta da Tommaso Sillani, figura oggi poco ricordata ma centrale nella cultura italiana del primo Novecento.
Il 2026 segna dunque il centenario non soltanto di alcuni articoli di architettura, ma della prima dichiarazione programmatica della nuova architettura moderna italiana: il testo Architettura del Gruppo 7, apparso nel fascicolo CIII della Rassegna Italiana.
È un anniversario che riguarda direttamente anche l’Umbria. Tommaso Sillani, infatti, era nato a Otricoli nel 1888. Giornalista, critico, pubblicista e animatore culturale, fu il fondatore della Rassegna Italiana, una delle riviste più influenti dell’Italia degli anni Venti. La sua intuizione fu quella di trasformare il periodico in un luogo di confronto tra politica, arte, letteratura e modernità.
Proprio grazie a questa apertura culturale, i giovani architetti del Gruppo 7 trovarono spazio per esporre le loro idee rivoluzionarie. Tra loro figuravano Giuseppe Terragni, Carlo Enrico Rava, Luigi Figini, Gino Pollini e, poco dopo, Adalberto Libera.
Quei testi non erano semplici riflessioni teoriche. Erano un manifesto generazionale. Gli autori sostenevano che l’architettura italiana dovesse superare l’eclettismo ottocentesco e il decorativismo accademico per costruire un linguaggio nuovo, coerente con la tecnica moderna, con la funzione e con la vita contemporanea.
La loro posizione era però diversa dalle avanguardie più radicali europee. I razionalisti italiani non volevano distruggere la tradizione, ma reinterpretarla. Nei loro scritti si legge chiaramente l’idea che la modernità dovesse nascere dalla continuità profonda con la classicità italiana, non dalla sua cancellazione.
Il cemento armato, la semplicità delle forme, la chiarezza strutturale e l’eliminazione dell’ornamento diventavano così strumenti per costruire una nuova estetica. Non un’architettura meccanica o puramente funzionale, ma una nuova forma di classicità moderna.
La scelta della Rassegna Italiana come sede di pubblicazione fu decisiva. Il manifesto del razionalismo italiano non nacque infatti in una rivista specialistica di architettura, ma all’interno di un grande laboratorio culturale nazionale. Questo permise al dibattito di uscire dagli ambienti professionali e di entrare direttamente nel confronto intellettuale dell’Italia del tempo.
Nel corso del 1927 seguirono altri articoli del Gruppo 7, che consolidarono il programma teorico del movimento e prepararono la stagione più importante del razionalismo italiano. Da quella esperienza sarebbero nate alcune delle opere fondamentali del Novecento, come la Casa del Fascio di Terragni e le architetture di Libera, Figini e Pollini.
A cento anni di distanza, il fascicolo del dicembre 1926 appare ancora oggi come uno dei documenti più importanti della cultura architettonica italiana. Non soltanto perché annunciava una nuova estetica, ma perché cercava di ridefinire il rapporto tra architettura, società e modernità.
Il centenario del 2026 offre quindi l’occasione per riscoprire non solo il Gruppo 7, ma anche la figura di Tommaso Sillani: un intellettuale umbro che, attraverso la sua rivista, contribuì a dare voce alla nascita dell’architettura moderna italiana.

