PERUGIA – Sulle note di “Should I stay or should I go” dei Clash i musicisti perugini reclamano la loro centralità all’interno del dibattito cittadino scaturito dalle numerose sospensioni di attività di musica dal vivo dei locali del centro storico.
«Ai musicisti non pensa mai nessuno. – dice Tommaso Riccardi, musicista di lungo corso, fra i promotori dell’iniziativa – L’annoso problema della musica in centro crea sempre un dibattito le cui parti in causa sono i politici, i residenti e gli esercenti, ma quasi mai si ricorda che la musica viene fatta dai musicisti, che hanno un ruolo centrale nella vita culturale e sociale delle città.»
«In altri paesi del mondo – aggiunge Riccardi – le scene underground sono considerate una vera e propria ricchezza artistica e culturale, qualcosa che vale la pena proteggere a tutti i costi. E questo non soltanto perché la cultura e l’arte sono importanti per l’anima, ma perché hanno dimostrato di essere tasselli importanti per l’economia e il turismo di città che attirano le persone proprio in virtù della loro scena musicale».
Questo ha determinato una situazione invivibile, dicono i partecipanti all’iniziativa che lunedì 11 maggio, alle 17 sulle scalette del Duomo di Perugia, vedrà decine di musicisti di tutti i generi e le discipline raccogliersi sulle famose scalette del Duomo di Perugia per reclamare il proprio diritto a esistere, economicamente e socialmente.
«Le chiusure – dice Steven Paris, uno dei protagonisti della scena musicale perugina – hanno inflitto il colpo di grazia ad un settore già in grave difficoltà, privando i musicisti del proprio reddito e dei propri luoghi di condivisione sociale, di scambio e di sperimentazione. Fa male, soprattutto perché la scena musicale perugina gode in questo momento di una ricchezza davvero straordinaria se rapportata alle piccole dimensioni della città. Ci sono eccellenze del folk, del jazz, del punk, della musica classica, di ogni possibile genere. Artisti provenienti da tutta Italia e da tutto il mondo che hanno scelto di fare base in questa città proprio in virtù della possibilità di vivere, sperimentare, associarsi, contaminarsi e creare. Tutto questo è oggi sotto minaccia e distruggere questo tessuto sarebbe per la città una perdita incolmabile».
Per sollevare attenzione e dibattito su questo stato di cose, i musicisti si sono quindi associati per intonare insieme un pezzo dall’alto valore simbolico, ciascuno con il proprio strumento e il proprio vissuto, ma cantando con una voce unica.
«C’è bisogno di una presa di posizione chiara – dichiara il batterista Franco Pellicani – sia ad opera dell’attuale amministrazione, che al mondo della socialità notturna ha dedicato tanta attenzione in campagna elettorale e addirittura uno specifico assessorato competente dopo l’elezione, sia da parte dell’opinione pubblica, dei cittadini e delle cittadine che sono chiamati a scegliere una volta per sempre se vogliono vivere in un centro storico dormitorio o se intendono invece tutelare quella ricchezza culturale che negli anni ha reso Perugia una città unica nel suo genere ed estremamente viva. “Should I stay or should I go” suggerisce anche che, vada come vada, la musica continuerà ad esistere, si sposterà altrove e si rigenererà come ha sempre fatto. È Perugia che rischia di perdere una delle battaglie più importanti della sua storia, rischiando di lasciarsi sfuggire uno dei suoi valori più grandi per incapacità gestionale e inconsapevolezza culturale».


