Il centro non vive di solo shopping. Confcommercio: «Più servizi, spazi culturali, occasioni di aggregazione»

Stefano Lupi: «Una città può diventare motore di trasformazione soltanto quando istituzioni, imprese, università e società civile scelgono di agire insieme»

TERNI – A un anno dalla sottoscrizione del protocollo d’intesa con il Comune, Confacommercio torna sulla necessità di costruire un confronto permanente tra pubblico e privato, che analizzi dati oggettivi, e arrivi a scelte strategiche. «A distanza di un anno – sottolinea – emerge che la cultura della collaborazione deve ancora permeare una parte significativa dell’amministrazione comunale». «Servono maggiore capacità amministrativa, competenze tecniche adeguate e una struttura organizzativa in grado di sostenere politiche urbane complesse e di lungo periodo. Le politiche per il centro storico non possono essere episodiche o frammentate».

«Da giugno 2024, grazie alla piattaforma del Progetto Cities, Confcommercio dispone di dati significativi sulla mobilità delle persone nel centro urbano. Le rilevazioni analizzano le presenze dei frequentatori non residenti, distinguendole per fasce d’età, provenienza geografica e tempi medi di permanenza. Si tratta di informazioni importanti, che danno un quadro oggettivo delle dinamiche urbane e delle criticità esistenti, offrendo indicazioni concrete per innovare le politiche di rilancio del centro. In estrema sintesi si evidenzia che durante la settimana il 49% delle presenze in centro ha più di 55 anni. Indicazioni interessanti sulle finalità della visita in centro si desumono dalla permanenza media: sul totale dei visitatori il 60% si ferma in centro per massimo un’ora di cui il 26% si trattiene per non più di 15 minuti.  Le fascia di età 35-44 anni, ovvero quello identificabile come potenziale segmento “famiglia” fa rilevare una presenza costante durante tutta la settimana, con una incidenza piuttosto bassa, pari solo al 13%. Nel week end il numero di giovani nella fascia di età 18-34 aumenta in media del 30%. La messa a sistema di questi dati, con quelli in possesso dell’amministrazione comunale, può orientare in maniera più efficace le politiche urbane integrate, migliorando e vivibilità del centro cittadino e consentendo di monitorare l’effettiva efficacia delle misure adottate».

Nel Protocollo d’Intesa era stata indicata la necessità di sviluppare strumenti di pianificazione partecipata e modelli di collaborazione pubblico-privata negli investimenti e nella gestione dei servizi.

«La riqualificazione urbana richiede tempi lunghi. E’ fondamentale costruire programmi pluriennali condivisi con le associazioni di rappresentanza, capaci di andare oltre la durata del singolo mandato amministrativo, cercando di evitare che ad ogni cambio di amministrazione si debba sempre ricominciare da zero. Le politiche urbane sono, per definizione, “politiche lente”: la necessità di ottenere risultati immediati non può spingere a scegliere solo interventi semplici o di immediato consenso».

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