di Marco Brunacci
PERUGIA – Da Giuli a Bori. Dall’Italia all’Umbria. La cultura ha ruolo centrale nella creazione nel mantenimento del consenso politico ed elettorale. Non la cultura con la C maiuscola, insomma il “dio che è là”, che illumina o nasconde la sua faccia, ma quella che è in fila alle porte di ministeri e assessorati per ottenere un visto per il finanziamento.
Arti tutte, libri, cinema in primis.
Un meccanismo a destra sottovalutato, a sinistra gestito con maestria dai tempi dei soviet.
A sinistra conoscono la forza del sistema cultura e lo governano. Sanno anche che può incepparsi e sono accorti.
Raccontano come uno warning che “La giornata di un merlo canterino”, del geniale regista Ioseliani, rischiò di mandare in frantumi l’epopea del grande cinema sovietico. Poi, molto dopo, ci pensò Fantozzi ad affondare la Corazzata Potemkin.
Veniamo a noi. La debolezza della destra è di aver sotto vautato il tema. Spesso subiscono la non meglio precisata superiorita’ morale della sinistra, quando hanno il potere mettono a gestirlo i giornalisti (Giuli, Sangiuliano, Buttafuoco) invece dei loro politici piu astuti. Ultimo risultato: Giuli mette in mezzo a una strada Elena Proietti Trotti da Terni, che ha tatuaggi e storia di destra e non si è presentata (peccato mortale) a Fiumicino prima di un viaggio di Stato. Un caso di colica renale non perdonata che adesso insidia perfino Giorgua Meloni.
Ma dicono che Giuli non abbia digerito neanche i distinguo dell’altra ala destra del Ministero, Merlino, sul finanziamento al documentario sul caso Regeni. Che di sicuro il Ministero finanzierà insieme a un approfondimento sui principi di governo dei “Fratelli mussulmani”, organizzazione oggi in Egitto fuori legge, ma che la strategia delle indimenticate “Primavere arabe” di Obama immaginava come un campo di margherite.
Ma, visto quello che è successo, a destra dovrebbero almeno un minuto riflettere sul solenne monito del principe azzurro (Fi) dell’Arcadia di Todi, arte, tasse basse e una location per il termovalorizzatore, Giovannino Ruggiano, che sentenzio’: meglio di fare pasticci, lasciare il tema alla sinistra. Ottenendo un piccolo dividendo in gratitudine.
La cultura che bussa alle porte dei ministeri e degli assessorati è in ogni caso un gran problema.
Lo sa bene Tommaso Bori, assessore pluridecorato e vicepresidente, attento, meticoloso, determinato, il contrario di quegli arruffoni di destra.
Verga una legge regionale nuova sulla cultura – ci avrà messo del suo anche una delle migliori nuove leve del Pd, Giacomo Chiodini – che appena viene resa nota si becca un’ondata da tsunami di emendamenti.
Ma i pericoli non vengono da destra, ma da sinistra.
A destra, un consigliere ancora sottovalutato come Matteo Giambartolomei, perché lui è il buon senso comune fatto persona, ricorda a Bori l’abc della democrazia: sta brutto volere tutto. E ci sta.
Ma sono le onde, apparentemente più piccole ma insidiose, che arrivano da sinistra, il problema per i Bori papers.
La cultura ha mille sfaccettature e altrettante facce che reclamano attenzione.
Ricompare perfino un po’ di centro del centrosinistra il quale sembrava scomparso e l’Umbria si scopre fatta da tanti territori con tendenze autonomistiche.
Ma volete sapere la verità vera?
L’ottimo assessore e vicepresidente, che in Umbria come segretario regionale del Pd ha vinto tutto e di più, ritiene ragionevolmente di avere il diritto, sancito dalla democrazia partecipativa, di essere candidato al Parlamento. E questo dentro il mare ribollente del Pd, tornato grande in Umbria, può essere considerato un intollerabile attacco di hubris (traduciamo così: mancanza di rispetto per la deita’ del partito).
In questo modo, la nuova legge sulla cultura diventa un test politico.
Bori, già in questo contesto, potrenbe scontare però un errore di valutazione: aver confuso il Patto Avanti con la maggioranza che permette al centrosinistra di governare l’Umbria.
Il Patto Avanti è la parte piu estrema e rumorosa. È servita per vincere, è un problema per governare.
Nessuno vuole che la rispetabilissima tradizione del centrosinistra di governo umbro diventi solo un marchettificio. Vero?


