A Terni la politica è per figli d’arte  

In Forza Italia, FdI e Pd, va di moda il cognome di famiglia. I casi di Nevi, Alunni Pistoli, Di Girolamo e  Di Pietro

TERNI – La politica, nella Conca, è proprio una questione di famiglia. Roba che si tramanda di padre in figlio. Una prassi trasversale che riguarda sia la destra che la sinistra. I cognomi, nell’organizzazione dei partiti, sembrano contare più di ogni altra cosa. In Forza Italia non bastava Raffaele Nevi, da anni stimato onorevole con incarichi a livello nazionale. E’ arrivato il figlio Pietro, a coordinare i giovani azzurri. Negli ultimi mesi, Pietro Nevi è intervenuto un po’ su tutto, dagli atti di vandalismo ai danni dei pubblici esercizi fino al degrado della Galleria del Corso. I grandi temi, come la giustizia e la sanità, li ha comunque lasciati a papà. E sempre in Forza Italia come dimenticare Stefano Fatale, erede del grande Giampaolo, rimpianto esponente socialista della Terni degli anni Ottanta e Novanta.

Fratelli d’Italia, poi, potrebbe benissimo chiamarsi  “Padri d’Italia”. Paolo Alunni Pistoli è stato per anni a capo della segreteria di Terni, ed ecco che ora arriva il figlio Giovanni Alunni Pistoli, 22 anni, a capo della segreteria  provinciale di Gioventù Nazionale: a riorganizzare  i “Fratellini d’Italia.  

Nel Pd ternano va invece per la maggiore il cognome Di Girolamo. Il papà Leo, a Terni, è stato tante cose: senatore, sindaco, presidente della Provincia, ora anche segretario comunale dei dem. E suo figlio Michele è entrato in consiglio comunale dopo che Francesco Filupponi e Maria Grazia Proietti si sono dimessi per andare in Regione. Sempre nel Pd, è sempre in voga un’altra figlia di papà, Linda Di Pietro (il padre Giorgio è stato uno storico dirigente del Pci e per anni capo della sanità ternana). Qualcuno vorrebbe Linda Di Pietro candidata  a sindaco di Terni nella prossima tornata elettorale, per il momento si accontenta di occuparsi delle politiche culturali con contratti di consulenza al vice presidente della Regione, Tommaso Bori. Chissà se poi i figli d’arte faranno più carriera dei loro dei papà. Sicuramente dovranno superare anche le invidie dei militanti “semplici”, quelli che sono venuti al mondo senza un cognome Doc.  

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