La sanità pubblica non dà risposte, gli umbri spendono sempre più per il privato

Per aver trattamenti in tempi ragionevoli i pazienti si rivolgono ai medici in intramoenia o ai servizi anche fuori convenzione. Mentre il rettore Marianelli si batte (da solo) su un nuovo fronte

di Marco Brunacci

PERUGIA – Sanità ribollente. Non solo sul dossier ospedali (l’opposizione picchia su Spoleto – Umbria civica – e Pantalla – Fdi), ma a tenere banco sono di nuovo i ritardi sulle liste d’attesa e il crecente ruolo dei privati.
Un dato sta girando, parla di un aumento della spesa per visite e interventi privati che sarebbe di 16.730 ogni mille abitanti.
Accompagnato da un altro dato più facilmente misurabile (questo segnalato da una inchiesta del Corriere dell’Umbria), che è l’aumento sopra la media degli ultimi periodi delle prestazioni intramoenia. E cioè quelle prestazioni che i medici pubblici compiono al di fuori dell’orario di lavoro per il pubblico.
Leggere questo fenomeno è complicato, ma invece è sotto gli occhi di tutti il risultato.
La sanità pubblica cosi fallisce i suoi obiettivi: ha 87.750 ritardi, il doppio dei ritardi lasciati dalla giunta di centrodestra.
La nuova giunta regionale di centrosinistra, per tutta risposta, cambia il nome a Punto Zero, la società pubblica che controlla le liste d’attesa, che diventa “Umbria facile”. E così i cittadini-pazienti umbri, che alla salute ci tengono, finiscono per rivolgersi al privato, soprattutto nel percorso che va da una visita specialistica a una operazione chirurgica.
Questo è diventato un problema soprattutto per quella “gente normale” che il centrosinistra diceva di voler tutelare.
“Gente normale” che deve fare sacrifici economici supplementari per avere un trattamento sanitario in tempi ragionevoli.
Ecco un fenomeno che meriterebbe accurate riflessioni e riunioni di maggioranza. Ma non sembra procurare allarme agli attuali governanti.
Nel quadro della sanità ribollente, infine, segnaliamo qui ancora una volta la inammissibile
deriva che è il ricorso ai Ptda (i famosi Percorsi terapeutici).
Non è un tecnicismo, è un modo per la politica di saltare un confronto sulle scelte, una “tecnica” per far passare in modo non surrettizio decisioni che vanno partecipate perché si scelgano le persone migliori in ogni settore dell’assistenza, sulla base di esigenze reali e comprovate.
Per evitare di mettere il carro (i Ptda) davanti ai buoni (il Pssr, Piano sanitario) e creare anomalie intollerabili si sta battendo solo il rettore Marianelli , il quale comunque è uno tosto, ma così rischia di diventare il solo difensore di una sanità pubblica umbra che mantenga una sua dignità.

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