Sanità, a rischio la tenuta della maggioranza. L’ex presidente Paparelli: «La Asl unica? Spero sia una boutade della Proietti»

Dalla “soluzione Foligno” all’accorpamento di strutture al Piano sanitario da partorire è tutto un caos. «I consiglieri ternani di maggioranza si devono far sentire»

di Marco Brunacci

PERUGIA – La presidente Stefania Proietti è riuscita a dire alcune notizie fondamentali sulla sanità, che fanno capire come sulla sanità rischia di finire in pezzi la tenuta della maggioranza in Regione.
Sulla ipotesi di Asl unica, magari a Foligno, ecco la presidente che si esibisce in un “non confermo né smentisco”.
Vorrà dire che ci sta lavorando?
Vorrà dire che Perugia e Terni perderanno la loro Asl?
Non è tutto: il piano sanitario sbandierato a gran voce all’ insediamento, annunciato per fine 2025, dopo più di un anno e mezzo, non solo non è pronto ma ha veri e propri buchi neri. E l’Università ancora non si è espressa.
Ma sul famoso Piano, se riuscirà a tarà un piano di efficientemento perché la sanità umbra va efficientata. Addio ai sogni di una sanità universalistica con cui la sinistra aveva vinto le elezioni e ritorno della sanità azienda.
Ma anche sul famoso Piano c’è una novità: se si riuscirà a farlo sarà “un piano di efficientamento”. I sogni di sanità universalistica made in Umbria narrati in campagna elettorale? No, siamo alla sanità che è un’azienda da rendere più efficiente.
Evviva. Si cambia.
Gli “Scusate l’anticipo” di Umbria7, qui ottengono soddisfazione.
Ma la sanità umbra rischia di andare incontro a una fase di stallo molto preoccupante.
Umbria7 ci tiene a riportare forti e chiare le posizioni di Fabio Paparelli che è stato vicepresidente Pd della giunta regionale di centrosinistra e anche presidente per alcuni mesi nel 2019.
“Auspico – dice – che le dichiarazioni della presidente Proietti rispetto all’ipotesi di Asl unica siano frutto di circostanza e l’ipotesi relegata presto a boutade”.
È chiaro sì.
Poi Paparelli spiega: “Nel corso degli anni di governo del centrosinistra ogni ipotesi di centralismo regionale è stata sempre respinta al mittente”.
Un suggerimento: “Sarebbe opportuno che i tre consiglieri eletti della Provincia di Terni, determinanti per la maggioranza, mettessero un punto fermo sulla vicenda. Se vogliamo discutere seriamente di riforme in Umbria occorre partire proprio dal modello delle due Asl, mettendo sul piatto il riequilibrio territoriale e una riforma della sanità basata su due aziende integrate ospedali/territorio ( Umbria del Nord e Umbria del Sud)”.
E questo perché: “Ogni altra ipotesi di semplificazione è inutile, dannosa e velleitaria”.
Conclusione da far tesoro: “Occorre una stagione di riforme vera che ridisegni in Umbria solidale, nella consapevolezza non solo che vittorie e sconfitte sono passate da Terni, anche nell’ultima tornata elettorale, ma soprattutto che l’Umbria esiste se vi è pari dignità tra città e territori”.
Più chiaro di così.

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