Terni sogna il turismo ma la realtà è un incubo

Il caso della piscina e del campeggio di Piediluco riapre il dibattito sulla mancanza delle infrastrutture

TERNI – Nella città dell’acciaio si fa un gran parlare del turismo, nella speranza che sia una nuova prospettiva per Terni. Tante parole ma pochi fatti. Il caso del campeggio di Piediluco e della piscina olimpionica a fianco, che rischiano di rimanere chiusi tutta l’estate è solo l’ultimo tassello di un mosaico che non si riesce a comporre.

La mancanza di infrastrutture all’altezza di una città turistica è cronica e rischia sia di penalizzare il presente che di ipotecare il futuro. L’offerta ricettiva è carente. Basta una manifestazione sportiva di livello nazionale per riempire gli alberghi della Conca, strutture peraltro datate che nel migliore dei casi risalgono alla fine degli anni Ottanta. Manca, poi, un hotel di extra lusso, tant’è che aziende del territorio che devono ospitare clienti particolarmente prestigiosi sono costrette ad alloggiarle a Todi, a Roma o a San Gemini. Per non parlare del mega problema dei parcheggi a servizio del sito naturalistico della Cascata delle Marmore: si susseguono le amministrazioni, ma il numero dei posti auto per i visitatori del salto d’acqua più alto d’Europa continua ad essere del tutto insufficiente. Il progetto di attrezzare vocabolo Staino e di istituire un servizio navetta da Terni alla Cascata, è stato riposto in un cassetto.

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