Assistenza a domicilio per anziani e disabili, la Regione rischia una maxi causa

Otto mesi di ritardo per un bando vinto da cooperative in attesa. Cittadini costretti a spendere soldi propri. 41 milioni che sono bilico. Tra possibili errori e incomprensibili lungaggini, ecco un’altra situazione esemplare della sanità che scoppia

di Marco Brunacci

PERUGIA – Parliamo del nodo dell’assistenza domiciliare integrata. Insieme alla Telemedicina, indispensabile per attuare il progetto previsto nel Pnrr, e che porterebbe infermieri, medici, assistenti in casa di coloro che ne hanno bisogno.
Su questo progetto, in capo alla Regione, ballano 41 milioni.
Al momento sull’argomento c’è una interrogazione del consigliere Fdi, Matteo Giambartolomei, alla quale la presidente Proietti ha dato una risposta considerata “evasiva”.
Ma soprattutto c’è tanta tensione che potrebbe sfociare anche in una maxi azione legale.
Perché oltre ai cittadini che continuano a non avere il servizio promesso (soprattutto anziani) ci sono le cooperative che hanno vinto il bando e che sono state “congelate” da questi ritardi, giudicati inammissibili.
Di fatto, ad oggi, dopo ulteriori otto mesi di ritardo, e il servizio di assistenza domiciliare non è partito ancora. E questo sebbene il bando sia stato aggiudicato alle cooperative già da mesi e tutto ciò per colpa non delle cooperative, ma della Regione, la quale pare sempre più in difficoltà sul tema.
Qualcuno pensa addirittura che a Palazzo Donini si stia pensando di utilizzare questi 41 milioni di euro per altro.
Per questo le cooperative sono sul piede di guerra e pare stiano preannunciando azioni legali per far valere i diritti dell’essersi aggiudicati il servizio.
Anche perché i contorni del bando non sono chiari. Potrebbero contenere addirittura imprecisioni o errori?
Così non sia, ma in tutto ciò, i bisogni dei tanti cittadini, dei tanti anziani e delle tante persone non autosufficienti che avrebbero bisogno di cure domiciliari e per le quali il governo ha stanziato importanti risorse, sono ancora in attesa di risposte e nel frattempo costrette magari a spendere soldi di tasca loro per pagarsi badanti e infermieri, quando 41 milioni potrebbero essere una grande e importante risposta.

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