Sos Università, è fuori dai primi mille Atenei del mondo. Per il nuovo rettore Marianelli l’enorme impegno di farla ripartire

I ranking sono volatili come i sondaggi, ma quello di Qs world è autorevole e parla chiaro. E l’Umbria non può fare a meno dell’istituzione che garantisce sviluppo, ricchezza e uscita dalla marginalità

di Marco Brunacci

PERUGIA – L’Università di Perugia ha chiuso il 2026 con risultati non buoni. Se finisce, come è finita, fuori dai primi mille atenei del mondo e forse più vicino al posto 1200 che al mille, vuol dire che ora bisogna darsi da fare.
L’intervento è necessario non solo per l’Università, ma per le istituzioni regionali e comunali, come pure per la gente comune umbra, perchè l’Università, anche se questo sfugge a molti, è uno degli ultimi patrimoni di questa area che può garantire sviluppo e ricchezza e lotta alla marginalità.
E allora: i ranking per le Università sono qualcosa di simile ai sondaggi per i partiti politici: valgono per quel che valgono.
Quando però il ranking è QS World si deve fare attenzione.
Se il ranking dice che dell’Università di Perugia non c’è traccia tra i primi mille atenei del mondo, nonostante le sue nobili e antichissimi origini, l’allarme deve suonare forte e chiaro.
Partiamo allora dalla conclusione: il rettore Massimiliano Marianelli ha iniziato la sua missione quando finivano i rilevamenti del Qs world. E si è ritrovato una eredità pesante.
Puntare sui giovani non paga. Anzi, nel breve periodo penalizza, ma lascia anche dubbi sul fatto che possa pagare sul medio-lungo periodo. Molto meglio puntare sul merito senza età. È una garanzia.
Il rettore Marianelli è un tipo tosto, con conoscenza dei meccanismi universitari non comune, che ha accentrato poteri all’interno dell’Ateneo sull’amministrazione, sui rapporti col territorio, sul rilancio di Terni, sulla sanità, e sta cercando di tirare le fila dei primi risultati. Ha a che fare con poteri locali che si reggono appena, malcerti, sulle gambe. Ondeggiano di qua e di là. Ci deve parlare, ma non si rompa la testa con loro.
Il rettore nei prossimi 5 anni ha un lavoro enorme da fare. Partendo da subito: deve invertire il trend, segnalarsi a livello internazionale, puntare sulle eccellenze che ci sono e, se non ci sono, andarsele a cercare.
Si dice: fare scouting. Muoversi in casa, sì certo, cercando le intese che mancano per l’inconcludenza degli enti locali, le titubanze e gli stop-and-go, i ripensamenti, gli accoltellamenti nelle zone grigie dei corridoi istituzionali.
E però ora deve impegnarsi di più e più ancora per ridare smalto a questa storica Università-vecchia signora, una “Grand dame”, alla quale non può bastare un superficiale maquillage e due ore a settimana di pilates.
Il rettore lo sapeva.
Ma ora il ranking, che ogni anno mette sotto il microscopio 1500 atenei del mondo con 106 sistemi di istruzione superiore diversi, urla.
Le Università italiane stanno andando bene guidate dal Politecnico di Milano e La Sapienza di Roma. Va bene anche Bologna e soprattutto Padova.
Vanno bene anche Atenei non grandi, ma che sanno essere competitivi.
Pronti, attenti, via: l’obbligo è far ripartire l’Università di Perugia per aiutare così tutto il territorio. L’eredità è pesante. Ma buon lavoro, rettore Marianelli.

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