PERUGIA – «Due anni di governo Proietti lasciano all’Umbria un bilancio di macerie», dichiara l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Marco Squarta. «Liste d’attesa raddoppiate, il trasporto pubblico locale con anni di ritardo accumulato, tasse più alte e persino la chiusura del ciclo dei rifiuti rimasta senza risposta. Tutto questo nonostante le ingenti risorse arrivate in questi anni dal Governo Meloni».
Il capitolo più grave, secondo Squarta, riguarda la sanità. «Proietti aveva promesso di azzerare le liste d’attesa in tre mesi. Oggi sono invece quasi raddoppiate, passando da circa 44mila prestazioni da evadere a settembre 2024 a oltre 72mila a inizio 2026. Le assunzioni promesse restano in gran parte sulla carta e la mobilità passiva, cioè gli umbri costretti a curarsi fuori regione, è peggiorata del 45% in un anno». Lo dicono gli operatori sanitari, lo dicono i pazienti, lo dicono perfino tanti elettori della
stessa Proietti che iniziano a mostrare segnali di insoddisfazione davanti a promesse tradite», afferma Squarta. «E colpisce il silenzio dei sindacati confederali, che con la giunta di centrodestra erano sotto le finestre della Regione ogni mattina e oggi, davanti a una sanità che arretra su ogni fronte, non pronunciano una parola».
Per l’eurodeputato non va meglio sul trasporto pubblico locale, materia di competenza diretta della Regione:«La gara per l’affidamento dei servizi, attesa da quindici anni, era stata pubblicata nel 2024 ma la giunta Proietti l’ha revocata; solo nelle ultime settimane il nuovo Piano di bacino e il sistema tariffario hanno ottenuto il via libera in commissione, con il bando atteso entro l’estate e il nuovo gestore che entrerà in servizio non prima di settembre 2028». «Qui la responsabilità è tutta regionale», sottolinea Squarta. «Revocare una gara attesa da tre lustri e ripartire da capo, con il servizio che slitta di anni, è la fotografia di un’amministrazione senza visione. L’Umbria sconta anche cinquant’anni di governi di sinistra che non le hanno mai dato una vera prospettiva infrastrutturale, lasciandola isolata». Eppure, aggiunge l’europarlamentare, le risorse da Roma non sono mai mancate. Solo per la sanità, il PNRR finanzia 151 progetti umbri per 235 milioni di euro, mentre il Fondo sanitario nazionale cresce di ulteriori 2.382,2 milioni per il 2026, con un aumento aggiuntivo di oltre 19 milioni sulla quota premiale ottenuta dalla stessa Regione. A questo si aggiunge l’inclusione dell’Umbria nella ZES Unica, con credito d’imposta fino al 60% per le imprese, decisa dal Governo con la legge 171/2025. «Con tutte queste risorse la giunta Proietti non ha alibi», dichiara Squarta. «Il problema non sono i soldi, è la capacità di usarli».
E sulle tasse, incalca l’esponente di FdI, la giunta «ha scritto la pagina peggiore degli ultimi decenni, in una fase delicatissima per il potere d’acquisto dei cittadini. Una manovra fiscale da 184 milioni di euro, di cui 156 direttamente dalle tasche degli umbri, ha fatto lievitare Irpef e Irap fino a rendere l’Umbria una delle regioni a più alta pressione fiscale sul ceto medio di tutto il Paese. Un pensionato con reddito lordo di 35mila euro paga oggi in Umbria un’addizionale regionale più alta che in Lombardia, Marche, Veneto e Basilicata». «Ci avevano giurato che quei soldi in più sarebbero serviti a salvare la sanità», ricorda Squarta. «A un anno e mezzo di distanza la sanità è ancora più in affanno di prima. Ai cittadini hanno tolto soldi dalle buste paga e dalle pensioni senza restituire nulla in cambio».
Per l’europarlamentare di Fratelli d’Italia il nodo è anche politico e riguarda il metodo di governo della presidente. «Assistiamo a una gestione sempre più accentrata nelle mani della presidente Proietti, che ha concentrato su di sé decisioni e deleghe senza costruire una vera squadra di governo», afferma Squarta. «Non c’è programmazione, non c’è visione. C’è solo la quotidiana rincorsa dell’annuncio sui giornali, puntualmente smentito dai fatti nei mesi successivi».
Una nota a parte, conclude Squarta, merita infine la scelta, tutta ideologica, di bloccare il termovalorizzatore già previsto dal Piano regionale rifiuti, puntando su una tecnologia ancora sperimentale come il trattamento dei rifiuti a idrogeno, mentre le discariche umbre corrono verso l’esaurimento. «Gli umbri pagano tariffe tra le più alte d’Italia per lo smaltimento e ancora non sappiamo come si chiuderà davvero il ciclo dei rifiuti», conclude Squarta. «Con le discariche vicine al limite, non si può continuare a scegliere per propaganda invece che per il bene dei cittadini. È una bocciatura impietosa su tutta la linea».


