M.Brun.
PERUGIA – «Un consiglio informato all’Umbria: sarebbe bene che il sistema economico produttivo, forze sociali e governo regionale si concentrino molto sui prossimi mesi europei per evitare un amaro risveglio».
Il consiglio arriva a sorpresa da Catiuscia Marini, ex presidente della giunta regionale del centrosinistra storico per due mandati, la quale dedica all’attualità politica umbra – dopo tanto silenzio – un post su Facebook tutto da leggere.
Argomenta Marini: per il prossimo settennato dell’Unione europea, quello che inizia ora, è stato deciso di varare un nuovo unico grande fondo, comunque inferiore alla somma dei tronconi precedenti. E nel
caso italiano «nascerà – dice preoccupata Marini – un unico piano nazionale, con buona pace delle autonomie regionali, dove le Regioni dovranno concordare, tra loro e con il Governo nazionale, la
costruzione del piano unico».
Un unico piano, concordato insieme, la piccola Umbria con i giganti del Nord industriale.
«Forse – aggiunge Marini – ci sarà una riserva in percentuale per le regioni meno sviluppate (il Sud) ma certo non per quelle in transizione (Marche e Umbria)».
Quindi spiega l’eccezionalità del passaggio storico: «Non vedremo più operare un fondo storico come il Fondo Sociale Europeo, che esiste dal 1957, ma quelle politiche dovranno ritagliarsi uno spazio in
competizione con agricoltura e Pmi».
Anche la notizia, di per sé positiva, della nascita di una politica industriale europea, ha molte controindicazioni. Stavolta anche nazionali: quante saranno le imprese italiane in grado di competere – si chiede preoccupata l’ex presidente della giunta regionale – con quelle francesi o tedesche o perfino polacche?
Conclusione del post: «Ben on yours toes, stiamo in campana».
Da qui l’aggancio con la realtà: gli indicatori economici umbri sono preoccupanti già da ora, per la presidente Proietti, nei prossimi tre anni, c’è la necessità di scegliere una strategia che consenta alla
piccola Umbria di resistere. Strategia, non propaganda. Strategia, non provvedimenti spot. Strategia e mai ascoltare i richiami delle sirene legate più a clientele che al bene comune.

