PERUGIA – Le imprese umbre crescono. Ma due velocità. È quanto emerge dall’analisi dei primi 2.007 bilanci 2025 disponibili, relativi ad aziende con un fatturato superiore a 100 mila euro nell’ultima annualità che è stata effettuata da Acacia Group. Un campione ancora parziale, dunque, ma già sufficientemente ampio per cogliere alcune tendenze e, soprattutto, le differenze che attraversano il sistema produttivo regionale.
Il fatturato complessivo sfiora i 10 miliardi di euro: 9,93 miliardi, contro i 9,48 del 2024. L’aumento è del 4,8%, pari a 454 milioni. La crescita è anche abbastanza diffusa: quasi sei imprese su dieci migliorano i ricavi e la variazione mediana è positiva del 3,6%. Non siamo, quindi, di fronte a un’espansione confinata a un numero esiguo di società. Eppure la qualità di questa crescita appare più debole del suo volume.
L’Ebidta aggregato resta infatti quasi immobile a 922,5 milioni, appena lo 0,1% in più. Il risultato netto scende del 3,4%, da 395,6 a 382,2 milioni. Il margine operativo passa dal 9,72% al 9,29%, mentre quello netto arretra dal 4,17% al 3,85%. In altri termini, le imprese vendono di più, ma trattengono una quota minore di valore su ogni euro fatturato. È un segnale che può riflettere il peso dei costi, la pressione competitiva, il mix settoriale e singole variazioni aziendali; i dati, da soli, non consentono di attribuire una causa univoca.
“C’è però un elemento positivo che non va trascurato – commenta Francesco Pace, Ceo e fondatore di Acacia Group – il patrimonio netto aumenta dell’8,2%, superando i 4,5 miliardi. Il sistema osservato appare quindi più capitalizzato, anche se meno redditizio. Cresce inoltre l’occupazione: sulle 1.882 aziende per le quali il confronto è omogeneo, gli addetti salgono del 5,7%, fino a 34.759. Proprio qui si apre il tema forse più delicato. Il fatturato per dipendente diminuisce dell’1% e l’Ebitda per addetto del 5,5%. Più lavoro, dunque, ma una produttività economica in arretramento”.
La fotografia cambia nettamente quando le imprese vengono divise per dimensione. Le 41 società oltre i 50 milioni di euro rappresentano appena il 2% del campione, ma concentrano il 55,6% dei ricavi. Sono il motore quantitativo del sistema, eppure nel 2025 mostrano una crescita del fatturato del 4,4% accompagnata da EBITDA in calo del 4,9% e utile netto in diminuzione del 10%. Il margine operativo perde quasi nove decimi di punto. È la fascia nella quale la distanza tra sviluppo commerciale e redditività risulta più evidente.
Il segmento più equilibrato è quello compreso tra 5 e 50 milioni. Le 207 imprese di questa classe producono il 28,6% dei ricavi e registrano un fatturato in aumento del 5,7%. Ma, a differenza delle più grandi, migliorano anche l’EBITDA dell’8,3%, l’utile del 9,4%, il patrimonio del 10,7% e l’occupazione dell’8,4%. È probabilmente qui che si trova il nucleo più interessante dell’impresa umbra: aziende già strutturate, abbastanza grandi da investire e organizzarsi, ma ancora capaci di accelerare senza perdere redditività.
Anche la fascia tra 1 e 5 milioni offre segnali incoraggianti. Le 484 aziende crescono del 5,8%, il dato più alto tra i quattro segmenti, e nel 67,1% dei casi aumentano il fatturato. È inoltre l’unica classe a migliorare sia i ricavi sia l’Ebidta per addetto. La base più piccola del sistema resta invece più fragile: le 1.275 imprese sotto il milione costituiscono quasi due terzi del campione, ma appena il 5,1% dei ricavi. Il loro fatturato sale del 2,1%, mentre l’utile scende del 5,7% e più di un’impresa su cinque registra una contrazione superiore al 10%.
Sul piano settoriale, la manifattura continua a essere il baricentro: 5,2 miliardi di fatturato, oltre la metà del totale. Ma chiude l’anno sostanzialmente stabile, con ricavi in lieve calo dello 0,2%, Ebidta -3,7% e utile -11,3%. La spinta arriva da altri comparti: commercio +16,1%, costruzioni +15,3%, agricoltura +11,2%, alloggio e ristorazione +27%, servizi di supporto alle imprese +27,5%. Non tutte le accelerazioni, tuttavia, hanno lo stesso peso strutturale: nel commercio, per esempio, una parte molto rilevante dell’incremento è riconducibile alla crescita di Pianeta Gespac (Gruppo PAC2000 – Conad).
Anche le due province raccontano storie diverse. Perugia cresce di più nei ricavi, +5,2%, ma perde EBITDA e utile. Terni avanza soltanto del 2,8% sul fatturato, ma aumenta l’Ebidta dell’8,9% e il risultato netto del 44,2%. Perugia guida quindi il volume; Terni, almeno in questo primo campione, migliora maggiormente la qualità economica dei risultati.
C’è infine un’avvertenza che riguarda la lettura dei numeri. Il sistema umbro non appare formalmente dominato da poche imprese: l’indice di concentrazione HHI è basso (Indice di Herfindahl-Hirschman, la principale metrica utilizzata in economia e dalle autorità antitrust per misurare il livello di concorrenza di un mercato).
Ma le dimensioni sono fortemente diseguali. La prima azienda vale il 9,5% dei ricavi, le prime dieci il 27,2%, le prime cinquanta il 59,4%. Il fatturato medio sfiora i 5 milioni, quello mediano è inferiore a 600 mila euro. Una distanza che racconta meglio di molte definizioni la struttura produttiva regionale.
Il punto, allora, non è stabilire se il 2025 sia stato positivo o negativo. È capire quale crescita l’Umbria voglia costruire. I ricavi aumentano, l’occupazione si allarga e il patrimonio si rafforza: tre segnali importanti. Ma la redditività e la produttività arretrano. La sfida per imprese e istituzioni è trasformare l’espansione in valore aggiunto, investendo in innovazione, capitale umano, organizzazione, digitalizzazione e filiere. Perché crescere è necessario. Crescere bene, da questi numeri in avanti, diventa decisivo.


