Libri/Un (quasi) santo “Bevitore di tè” tra i veri misteri del meraviglioso mondo del verosimile

L’ultimo lavoro di Michele Fioroni, ex assessore regionale, un nuovo viaggio del lobbista Parnasi per Baldini+Castoldi da Perugia ai confini della realtà delle terre rare

Marco Brunacci

PERUGIA – “Il Bevitore di tè” (Baldini+Castoldi, da portare in vacanza) mantiene un piacevole fil rouge con gli altri lavori di Michele Fioroni, ex assessore comunale e regionale a Perugia e in Umbria.
Sono le avventure di Richard Parnasi, lobbista, il curioso anti-eroe che viene coinvolto nei destini del mondo, risucchiato, maltrattato in vicende che lo sommergono come onde alte che lui forse comprende o non comprende, nelle quali un po’ si dibatte, un po’ nuota e in ogni caso riemerge.
“Il Bevitore di tè” disloca Parnasi nell’intreccio che deciderà chi e come nel mondo sarà in grado di sfruttare al meglio le preziose terre rare. E’ il lavoro di Fioroni dove i tempi dell’azione sono meglio scanditi, rigoroso nelle entrate e nell’uscita dei personaggi, stilisticamente coerente, non una crepa nella costruzione, lineare, descrittiva, con un’area di
approfondimento.
Pathos e azione, definizione di caratteri e passaggi di personaggi in cella frigorifera, pugnali, spari, cuori di madre che si intrecciano sicuri a formare una treccia fino alla fine resistente, come quella di una principessa medievale lanciata dalla finestra al suo amato.

Conferme e nuova maturità, ma soprattutto il ritorno dell’avventura nel meraviglioso mondo del verosimile. Salgari o Ian Fleming, per intenderci.
Il verosimile è una piattaforma che si adagia sulla realtà, ne prende le forme, ma non vi affonda. Non è il vero, ne è invece la rappresentazione.
Lieve ma accurata. Fino a esserne la sublimazione. Visto che nel libro c’è la Andalusia, una corrida, e anche un Caffè Hemingway, ecco che del verosimile tutto è subito chiaro.
Hemingway narra la sua esperienza, il sudore dei tori, il tumulto delle polveri sotto gli zoccoli, lo sbuffo delle narici, il sangue e ancora il sangue, nel sole torrido, abbagliante. La gola secca, l’urlo dell’alcol.
E’ cronaca che si fa romanzo.
Nel verosimile non serve: è la corrida come quadro scenico, come passaggio necessario nel dramma delle persone.
Non esci che vuoi scrollarti la sabbia dell’arena dai calzoni, vuoi sapere che succederà dopo.
Il verosimile ti appassiona, ti diverte, non ti prende alla gola.
Il verosimile è anche una repubblica che consente tutto al suo fondatore: ci riesci perfino a legare Perugia – con Geotech e tali Astolfi – così periferica, ininfluente, al sommovimento dei mondi, alle sue nuove logiche, al futuro prorompente come il toro che avanza nell’arena, rumoroso, grasso, potente, spaventoso, anche se già sconfitto. Senza sapere cosa lascerà dietro di sè, cosa riuscirà a travolgere e quali obiettivi mancherà.

Nel verosimile va tutto a posto, tutto può convivere, l’attenzione per la borsa modello Birkin e il pensiero del figlio ucciso dal magnate con scrupoli morali solo a suo uso, la curiosa Anna e la tragica Ekaterina, la minuscola Perugia e la Russia sterminata. E qui, bene e ormai stabilmente, pronto per nuove avventure, anche Richard Parnasi in uno spazio perfino sproporzionato per un lobbista anti eroe, ma di questa sproporzione il personaggio vive felicemente.

Stavolta, ne “Il Bevitore di tè”, c’è la moda, l’architettura, le piastrelle chiassose, ma enogastronomia limitata a un Bellota Cinqo Jotas, insieme a solo e tanto tè, profumato, inebriante, esclusivo, con quell’aura salutista, alternativo ai grassi saturi che si sprigionano dai mercati di Marrakesh.
Però nel mondo del verosimile si viaggia, si seguono trame, si vive e si muore, ma soprattutto si scopre, tra tanti marchingegni tecnologici, che superiore divertissement può essere leggere un libro (come “Il bevitore di tè”).
E allora alla prossima avventura – pronti a leggerla – non va dimenticato, magari insieme agli effluvi che salgono dalle caraffe di acqua calda e sfinite foglie di tè, un sobrio bicchiere, uno solo, ma frutto della vigna migliore, per digerire questo mondo sempre più avvitato su se stesso come fosse eterno, pronto a scrutare l’abisso per scoprire e appropriarsi di terre rare, ma in realtà soltanto in lotta per potersi scegliersi un destino migliore.

Aggressione ai sanitari, l’Umbria vara il piano di sicurezza

I Pooh a Marsciano aprono Musica per i borghi