PERUGIA – Ancora caos nel carcere di Capanne. “Due detenuti che, in piena serata, riescono a forzare le sbarre delle rispettive celle, uscire nel reparto isolamento e devastarlo non possono essere derubricati a semplice episodio di disordine. È il segnale, gravissimo, di una gestione del carcere che non appare più in grado di garantire sicurezza e controllo”. Lo denuncia il Sappe, il Sindacato autonomo polizia penitenziaria, dopo quanto accaduto intorno alle 21 del 19 agosto nella casa circondariale perugina. I due detenuti, ristretti nel reparto Isolamento – denuncia il sindacato – avrebbero forzato le sbarre delle rispettive camere detentive, riuscendo a uscire dalle celle e a devastare il reparto. Uno, di nazionalità albanese, è sottoposto al regime di sorveglianza particolare previsto dall’articolo 14-bis dell’Ordinamento penitenziario ed era stato trasferito da meno di un mese da Ancona. L’altro, di origine siciliana, si trovava in isolamento dopo avere scontato una sanzione disciplinare. I due sarebbero stati intenzionati a raggiungere un altro detenuto per regolare precedenti contrasti. A fermarli è stato lo sbarramento della sezione. Decisivo, prosegue il Sappe, è stato l’intervento della Polizia Penitenziaria in servizio, supportata da altro personale accorso dall’esterno, che ha bloccato i due detenuti e riportato la situazione sotto controllo.
“Il dato che deve far riflettere – sottolinea Donato Capece, segretario generale del Sappe – è che la Polizia Penitenziaria è riuscita ancora una volta a evitare che una situazione potenzialmente gravissima degenerasse, ma non possiamo continuare a chiedere agli agenti di supplire con professionalità, coraggio e senso del dovere alle carenze strutturali e organizzative dell’Amministrazione. Se le sbarre possono essere forzate con questa facilità, se due detenuti possono uscire contemporaneamente dalle celle e devastare un reparto, siamo di fronte a una falla gravissima del sistema di sicurezza”. Capece ricorda che il Sappe da tempo denuncia le criticità dell’istituto perugino. “Il 2 giugno scorso un detenuto si è tolto la vita e denunciammo allora una situazione nella quale un solo agente era chiamato a controllare due sezioni aperte. Oggi ci troviamo nuovamente a commentare un episodio gravissimo. Non è accettabile che il personale venga lasciato solo a fronteggiare quotidianamente sovraffollamento, carenze di organico, criticità strutturali e detenuti sempre più difficili da gestire”.
“Da mesi chiediamo l’avvicendamento dei vertici dell’istituto – prosegue il segretario generale Sappe – e oggi ribadiamo con ancora maggiore forza che la catena di comando di Capanne deve essere azzerata e ricostruita. Quando le criticità diventano sistemiche, quando il personale non si sente adeguatamente sostenuto e quando episodi come quello di ieri sera diventano possibili, è necessario interrogarsi sulle responsabilità organizzative e gestionali. Non basta prendere atto dell’ennesima emergenza: bisogna intervenire sulle cause”. Il Sappe chiede quindi un intervento immediato del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e del Ministro della Giustizia, con una verifica straordinaria della situazione di Perugia-Capanne. “Servono interventi strutturali immediati – conclude Capece – il ripristino delle condizioni minime di sicurezza, il potenziamento dell’organico e una verifica seria e senza sconti della gestione dell’istituto. La Polizia Penitenziaria non può essere considerata l’ultima barriera di un sistema che presenta falle a tutti i livelli. A Capanne serve un cambio di passo vero, non l’ennesima riunione o l’ennesima promessa. Se necessario, si proceda senza indugio all’azzeramento e alla ricostruzione della catena di comando. Lo dobbiamo agli agenti che ogni giorno entrano in servizio e, soprattutto, alla sicurezza dell’intero sistema penitenziario”.


