PERUGIA – “Confesso di accogliere con favore l’improvvisa attenzione che alcuni esponenti del centrodestra dedicano oggi alla salute mentale. È sempre una buona notizia quando questo tema diventa una priorità condivisa. Colpisce, però, che questa sensibilità emerga soltanto adesso. Per anni, mentre governavano Regione e Comune, la salute mentale non è mai stata una priorità politica”: è quanto afferma in una nota la sindaca Vittoria Ferdinandi in risposta alle dichiarazioni del consigliere regionale e della consigliera comunale di FdI, Matteo Giambartolomei ed Elena Fruganti.
“Il progressivo disinvestimento sui servizi territoriali viene da lontano, attraversa anni di scelte che hanno progressivamente indebolito questo settore, e certamente negli anni in cui il centrodestra ha avuto la responsabilità di governo non abbiamo assistito a una battaglia pubblica per invertire questa tendenza – dice la sindaca – Non è un’opinione: nel precedente Piano sanitario regionale la salute mentale non compariva nemmeno. Oggi fa piacere che qualcuno ne scopra finalmente l’importanza. Se oggi questa attenzione esiste, ne sono lieta. Significa che una battaglia che porto avanti da molti anni, prima come professionista e oggi come sindaca di Perugia, sta finalmente diventando patrimonio comune”.
Aggiunge la prima cittadina: “Ma il lavoro di una sindaca non si misura dal numero dei comunicati stampa o delle polemiche. Si misura nella capacità di costruire soluzioni, spesso lontano dai riflettori, attraverso un confronto serio con tutte le istituzioni e con chi ogni giorno opera nei servizi. È esattamente ciò che stiamo facendo nella fase di preadozione del Piano regionale, lavorando con la Regione, con le Aziende sanitarie, con i professionisti, con il Terzo settore, con le associazioni e con le famiglie per costruire un impianto capace di rafforzare la territorialità, la prossimità e la continuità della presa in carico. Su questo la mia posizione è stata chiara fin dal primo giorno: la rete dei servizi di salute mentale di Perugia non deve essere indebolita, ma rafforzata. È questa la linea che ho sostenuto ai tavoli istituzionali e continuerò a sostenere fino all’approvazione definitiva del Piano. Sono convinta che questo impianto verrà accolto nel nuovo Piano regionale anche grazie al lavoro che, con determinazione e lontano dalle polemiche,
stiamo portando avanti in queste settimane. Per questo posso dire con chiarezza che l’obiettivo sul quale sto lavorando è che nessun Centro di Salute Mentale di Perugia venga chiuso, ma che, al contrario, la rete territoriale esca rafforzata, nelle professionalità, nell’organizzazione dei servizi e nella capacità di essere ancora più vicina ai bisogni delle persone”.
Continua Ferdinandi: “Sarebbe però un errore ridurre tutto il dibattito alla sola collocazione dei Centri di Salute Mentale. La vera sfida è costruire una rete integrata nella quale i CSM rappresentano un presidio fondamentale, in connessione con le Case della Comunità, le cure primarie, i servizi sociali, i consultori, le scuole, l’università, il Terzo
settore e le associazioni. È questa rete che rende la cura realmente accessibile, intercetta precocemente il disagio e accompagna le persone lungo tutto il loro progetto di vita.
Io conosco il valore di questa rete anche per la mia esperienza professionale. Mi sono formata dentro i Centri di Salute Mentale, dove ho imparato cosa significhi prendersi cura delle persone, lavorare in équipe, costruire autonomia e inclusione. Conosco la dedizione, la competenza e l’umanità di infermieri, operatori socio-sanitari, educatori, assistenti sociali, psicologi, psicoterapeuti e psichiatri che ogni giorno rendono possibile tutto questo”.
Afferma Ferdinandi: “Per questo starò sempre dalla parte della rete dei servizi pubblici di salute mentale. Non solo perché rappresentano uno strumento fondamentale di cura, ma perché rappresentano anche una parte della storia e dell’identità di questa città. Perugia è stata protagonista della rivoluzione democratica nella psichiatria italiana. Una rivoluzione che ha messo al centro la dignità della persona, i diritti, l’inclusione e la cura nella comunità. Questa non è soltanto una pagina della nostra storia: è una parte essenziale della mia storia politica, dei valori che rappresento e dell’idea di città che intendo costruire. A questa eredità non intendo rinunciare. Continuerò quindi a seguire con attenzione il percorso del Piano regionale, lavorando insieme alla Regione, alla Usl, al Terzo settore, alle famiglie e ai professionisti perché il rafforzamento della rete diventi una
realtà concreta. La salute mentale è una delle grandi sfide civili del nostro tempo. Ha bisogno di investimenti, di servizi, di competenze e di istituzioni capaci di assumersi responsabilità, non di alimentare allarmismi”.
Conclude la sindaca: “Su questo continuerò a lavorare con determinazione. Perché difendere e rafforzare la salute mentale territoriale significa difendere il diritto delle persone a essere curate vicino ai propri luoghi di vita, ma significa anche custodire una delle esperienze più avanzate di civiltà che Perugia ha saputo esprimere”.

