Discarica Ast, approvato il Paur: via libera all’ampliamento e al landfill mining

La Regione Umbria conclude il procedimento autorizzativo. Thomas De Luca: «Rispettati i tempi dell’Accordo di programma. Con la riforma dell’Ecotassa puntiamo a ridurre lo smaltimento e raddoppiare la vita della discarica»

La Regione Umbria ha approvato il Provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur) per il progetto di ampliamento della discarica per rifiuti pericolosi di Arvedi-Ast a Terni, comprensivo dell’intervento di landfill mining e dei nuovi presidi ambientali. La Determinazione dirigenziale numero 8949 dell’8 settembre 2026 conclude positivamente il procedimento, comprendendo anche il giudizio favorevole di compatibilità ambientale (Via), con efficacia di 15 anni, la modifica dell’Autorizzazione integrata ambientale e l’integrazione con il decreto del Ministero dell’Ambiente sulla Messa in sicurezza permanente. «Con l’approvazione del Paur abbiamo rispettato pienamente i tempi previsti dall’Accordo di programma, garantendo la continuità produttiva e ponendo la tutela del territorio e la salute dei cittadini come presupposti dello sviluppo», sottolinea l’assessore regionale Thomas De Luca.

Il progetto prevede la rimozione di circa 1,1 milioni di metri cubi di vecchi rifiuti solidi urbani, depositati tra il 1987 e il 1997. L’intervento punta a eliminare le criticità legate alla produzione di percolato e alle infiltrazioni nella falda. I materiali estratti saranno sottoposti a selezione per recuperare metalli ferrosi e non ferrosi. L’area sarà quindi messa in sicurezza con una barriera geologica composta da argilla compattata e geocompositi bentonitici. L’ampliamento avverrà interamente all’interno dei 62 ettari già interessati dalla discarica, senza nuovo consumo di suolo. Prevista inoltre una duna alberata alta fino a 20 metri per ridurre l’impatto visivo, acustico e la diffusione delle polveri.

Tra le prescrizioni ambientali figura la compensazione di 1.177 tonnellate di CO2 attraverso un piano di forestazione urbana di almeno 6 ettari. Al termine della coltivazione della discarica è inoltre previsto un investimento di oltre 1,2 milioni di euro per il ripristino vegetale e paesaggistico. Parallelamente, la Regione punta sulla riforma dell’Ecotassa prevista dal disegno di legge sull’Economia circolare. Il nuovo sistema dovrebbe premiare il recupero delle scorie: si pagherà il 70% della tariffa con un recupero del 5%, il 25% con il 50% e appena il 10% superando l’80% di riciclo. «L’obiettivo è fare in modo che recuperare convenga economicamente rispetto allo smaltimento – spiega De Luca –. Con un recupero del 50% delle scorie, la vita della discarica potrebbe raddoppiare, arrivando a 30 anni o più». Il 5% del gettito dell’Ecotassa sarà destinato ai Comuni sede degli impianti e limitrofi per il monitoraggio ambientale e la tutela dei residenti. La restante parte confluirà nel Fondo regionale per l’economia circolare, destinato anche a bonifiche, raccolta differenziata e attività di Arpa.

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