TERNI – «Nossignora, la Provincia di Terni ho ha problemi a rendicontare e l’emergenza cinghiali non è uno scherzo». Il presidente Bandecchi insiste sulla necessità di finanziare interventi di contenimento della specie e fa una serie di osservazioni all’assessora regionale alla Caccia: «Anzitutto, fino a giugno 2025, la polizia provinciale ha svolto l’attività di vigilanza ittico-venatoria come da convenzione e rendicontato il 27 novembre dello stesso anno, tanto che il rimborso delle spese da parte della Regione (20mila euro) è avvenuto il 28 aprile 2026. Risulta quindi inesatto che la Provincia abbia problemi a rendicontare. In aggiunta, i dati diffusi dall’assessore si riferiscono al 2025, anno in cui la polizia provinciale ha comunque svolto le proprie attività solo fino al mese di giugno con i pochi fondi a disposizione, ottenendo quindi quelli che, sulla carta, potrebbero sembrare risultati eccellenti (593 capi in più abbattuti, quindi oltre il 51,8% di abbattimenti in più)».
«Questi risultati però sono in realtà mediocri – obietta Bandecchi – dato che una scrofa mette al mondo da un minimo di 4 ad un massimo di 12 suinetti ad ogni parto. Non è difficile comprendere che la media per ogni parto è di 8 suinetti, i quali moltiplicati per 2 fanno 16 suinetti all’anno. Nel panorama provinciale si contano quindi migliaia di cinghiali ed è normale pensare che, nonostante i 1.737 abbattimenti dell’anno 2025, già solo 500 scrofe metterebbero al mondo 8mila cinghiali (500 x 16). Il problema è che nella provincia di Terni abbiamo ben di più di 500 scrofe, come emerso anche dalle segnalazioni dei 33 sindaci della provincia al prefetto di Terni.
Il prefetto stesso, infatti, ha immediatamente compreso che abbattere 1.700 cinghiali l’anno è come far cadere una goccia d’acqua in un mare. È certo che i danni causati da questa specie sono innumerevoli e costano alla Regione ogni volta una causa giudiziaria, nonché risarcimenti onerosi, che incidono direttamente sulle spese legali dell’Ente. Oggi siamo ad ottobre 2026, anche in questo anno la polizia provinciale non ha ricevuto i 200mila euro promessi dalla Regione. Non so se stessa sorte è toccata alla Provincia di Perugia rispetto ai 400mila euro richiesti. D’altro canto, tale istanza era già stata avanzata da entrambe le Province.
Da ultimo, senza alcuna polemica, ricordo all’assessore che ho sempre apprezzato il suo modus operandi e, visto che è persona di memoria, si ricorderà che già a giugno 2025 promise a me e ai miei dirigenti che avrebbe integrato il contributo per le attività svolte da questa Provincia in ambito faunistico-venatorio con circa 80 mila euro per l’anno 2025. Dopo opportune verifiche però, l’assessore non fu in grado di mantenere tale volontà. Io accettai serenamente perché ciò che non è possibile non è possibile fare. Nella stessa riunione si parlò anche dell’anno 2026 e si richiese un contributo di 200mila euro, ma l’assessore parlò di un massimo di 100-150mila euro. Ad oggi la nuova convenzione non è stata firmata.
Tutte le richieste avanzate non sono state ascoltate e la Polizia provinciale non ha potuto far altro che proseguire nelle sue attività di verifica in merito alle comunicazioni degli interventi disposti dall’Atc3 ai soli fini del rispetto della sicurezza. Resta inteso però che le stimate 500 scrofe anche quest’anno avranno partorito migliaia di cinghiali e gli abbattimenti non avranno sicuramente arginato il problema, dato che non vedo le macellerie piene di cinghiali. La Provincia resta comunque a completa disposizione della Regione, dei sindaci e di tutti i cittadini per sviluppare piani coordinati per la gestione complessiva del problema anche ai fini di intraprendere nuovamente la necessaria attività di vigilanza ittico-venatoria sul territorio. Ma, come dicono a Terni, “senza lilleri non si lallera”»


