Nuova legge elettorale, tornano le preferenze: la riforma verso l’approvazione, cosa cambia in Umbria

Addio ai collegi uninominali, proporzionale con premio e capolista bloccato. L’elettore potrà scegliere fino a tre degli altri sei candidati. Il testo deve ancora completare l’iter parlamentare

PERUGIA – Per capire cosa potrebbe cambiare con la nuova legge elettorale basta partire da come abbiamo votato alle Politiche del 2022.
Con il Rosatellum, ancora oggi in vigore, l’Umbria ha eletto nove parlamentari: sei deputati e tre senatori. Tre attraverso i collegi uninominali – Raffaele Nevi e Virginio Caparvi alla Camera, Franco Zaffini al Senato – e gli altri sei con il sistema proporzionale: Emanuele Prisco, Anna Ascani, Catia Polidori ed Emma Pavanelli alla Camera; Antonio Guidi e Walter Verini al Senato.
Due meccanismi profondamente diversi. Nell’uninominale ogni coalizione presenta un candidato e chi ottiene più voti conquista il seggio, senza necessità di superare il 50 per cento. Nel proporzionale, invece, i seggi vengono distribuiti sulla base dei voti ottenuti dai singoli partiti. Con il Rosatellum, però, non sono previste preferenze: l’elettore vota la lista ma non può scegliere quale dei suoi candidati mandare in Parlamento.
Cosa cambia con la riforma
La riforma attualmente all’esame del Parlamento cambia radicalmente lo schema.
Scompaiono i collegi uninominali e il sistema diventa proporzionale, accompagnato da un premio di maggioranza al raggiungimento della soglia prevista dalla legge.
Ma la novità più immediatamente percepibile dagli elettori è il ritorno delle preferenze.
Il testo approvato dal Senato prevede liste composte da sette candidati. Il primo è il capolista, scelto dal partito e bloccato. Sugli altri sei, invece, l’elettore può esprimere fino a tre preferenze, nel rispetto delle regole sull’alternanza di genere.
Il funzionamento è piuttosto semplice. Se una lista conquista un solo seggio, viene eletto il capolista. Se ne ottiene due, al capolista si aggiunge il candidato che ha raccolto più preferenze; se i seggi sono tre, entrano anche i due candidati più votati, e così via.
Il sistema mantiene quindi in capo ai partiti la scelta del primo eletto, ma affida agli elettori un peso determinante nell’assegnazione degli eventuali seggi successivi.
La sfida si sposta anche dentro i partiti
Ed è qui che la riforma può cambiare profondamente le dinamiche politiche.
La competizione non sarebbe più soltanto tra partiti e coalizioni. Una volta stabilito quanti seggi spettano a ciascuna lista, si aprirebbe una seconda sfida tra i candidati della stessa forza politica.
In una regione piccola come l’Umbria potrebbe diventare decisivo il consenso personale: radicamento sul territorio, capacità di mobilitare gli elettori e forza delle singole candidature avrebbero un peso molto maggiore rispetto a oggi.
C’è però anche l’altra faccia della medaglia. Con la scomparsa dell’uninominale viene meno il rapporto diretto tra un determinato territorio e il parlamentare eletto in quello specifico collegio. Aumenta dunque la possibilità dell’elettore di incidere sui nomi, ma scompare la rappresentanza costruita attraverso collegi territoriali.
In sintesi, si passerebbe da un sistema misto – collegi uninominali e proporzionale con liste bloccate – a un proporzionale nel quale convivono due principi: il partito sceglie il capolista, gli elettori possono scegliere gli altri candidati attraverso le preferenze.
Per l’Umbria sarebbe un cambiamento sostanziale. La partita non riguarderebbe più soltanto quanti seggi conquista ciascun partito, ma anche quali candidati, attraverso il consenso personale, riescono effettivamente ad arrivare in Parlamento.
Resta un punto fondamentale: la riforma non è ancora la legge elettorale vigente. L’iter parlamentare deve essere completato e il testo può quindi subire ulteriori modifiche prima dell’approvazione definitiva.

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