di Marco Brunacci
TODI (Perugia) – Sinistress? Un po’. Come si avvicina un’elezione, a quella latitudine, sale la tensione.
Prendete Todi.
E seguiteci bene.
Arriva al Festival di Spada un mito del post Pci, Achille Occhetto.
Presenta il suo libro, una cosa di riflessione molto seria. È insieme
ad Aureliana Alberici. Compare a salutare anche la tuderte più celebre, l’ex presidente della giunta regionale, Catiuscia Marini.
Il patron del Festival, Silvano Spada, lo presenta come merita: un pezzo di storia politica italiana.
Con lui non poteva non esserci il più alto in grado dei democratici in Umbria, il vicepresidente della Regione, Tommaso Bori.
Ma i due illustri ospiti sono accompagnati a tutta sera, oltre che da Spada, anche da Andrea Vannini.
Seguite bene ora i movimenti: Bori, insieme con l’ottimo Chiodini, si allontana appena terminata la presentazione del libro, insieme con la segretaria del Pd di Todi, Qama.
Questo passaggio è da considerare fondamentale perché da quel momento non si parla d’altro.
Andrea Vannini, candidato sindaco del popolo Pd di Todi, che sta sulla scena e incontra tutti, è forse inviso ai vertici democrat, i quali infatti scelgono le segrete stanze di una cena politica tra loro?
I vanniniani osservano e concludono: sembra chiaro – strologano – che si preferisce ignorare chi ha il consenso in città.
Si preferiscono le segrete stanze.
Una sorta di strategia Terni: così si arriva terzi, ignorando le indicazioni della gente. Si salta la cena alla luce delle fiaccole, per le sopracitate riservate stanze.
I vanniniani sono ormai convinti che la misura sia colma e promettono di scendere sul sentiero di guerra.
“Galeotto fa il libro (quello di Occhetto, licenza poetica, ndr) e chi lo scrisse. E più non vi leggemmo avanti”.





