POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La scommessa del nuovo Defr è da brividi, ma le risorse sono certe: arrivano dall’Europa (sovranisti addio) che aggiungerà 1,5 miliardi di fondi 2021-2027. Ecco esempi di cosa si potrà fare
di Marco Brunacci
PERUGIA – Siete una persona che può lavorare fuori sede, l’Umbria è quello che fa per voi: un casolare, un appartamento in un borgo sulla collina, serenità invece di caos, garantendo collegamenti non più sporadici, un digitale all’altezza della nuova situazione.
Vi trasferite e cominciate a lavorare qui, grazie allo smart working che di sicuro non finirà (anzi) col coronavirus (che invece si spera finisca anche subito).
SILVER ECONOMY
Siete in pensione e non pensate che restare in una stressante area affollata, ecco l’Umbria, casolare o borgo, fatta per voi. Non più confinata rispetto al mondo, anzi che finirà presto per avere strade che consentano di arrivare e partire senza fare il giro dell’orto, e poi treni veloci (doppio Frecciarossa, una soluzione anche via Orte per il sud) e perfino arei che volano avendo un senso compiuto, per potervi spostare (Monaco come hub, Londra come opportunità, non solo Tirana, Rotterdam per il nord Europa, qualche meta italiana non a capocchia).
IL MODELLO RENANO
Ancora: siete capitati in un’azienda piccola o anche media (da 20 a 50 addetti, per intendersi) e il pil asfittico di quest’ultino decennio, la mancata crescita dell’Umbria, il tirare a campare delle sue istituzioni, non hanno certo aiutato, e poi è arrivata la mazzata del Covid? Si può provare col “modello renano”, Germania anche stavolta uber alles ma non male, e vi aiutano a diventare protagonisti in una cooperativa che rilevi l’azienda stessa. Non come un salto nel buio, non più come l’ultima ratio sperando che funzioni, ma con un percorso guidato dal pubblico, promettendo assistenza anche nelle linee di credito.
AGRICOLTURA E FUTURO
Siete agricoltori e avete un prodotto di qualità, riconoscibile, che può essere bandiera di un territorio? Puntiamo insieme alla filiera, mettiamoci intorno a un tavolo con i protagonisti della Grande distribuzione italiana che parlano umbro: Pac-Conad, Coop, Eurospin. Tanta roba, capace di movimentare tonnellate, di cambiare destini a prodotti e produttori. Alle grandi catene di distribuzione ovviamente serve avere un prezzo appetibile, agli agricoltori la garanzia che il loro prodotto venga distribuito in tutti gli scaffali d’Italia, assicurando quantità adeguate. Si può trovare l’intesa e, insieme con l’intesa, magari anche la via del rilancio dell’agricoltura umbra.
Siete agricoltori che hanno produzioni d’eccellenza, il pubblico vi garantisce che potete gestire il territorio sul quale operate e di fare del vostro prodotto un brand che diventa un brand dell’Umbria. Vi aiutiamo e proviamo a dare un senso comune allo sforzo dei singoli,
Fine delle semplificazioni. Anche queste cose stanno dentro il già molto discusso Documento di economia e finanza regionale (Defr) che impegna la Regione fino al 2023 a spendere avendo un traguardo: il rilancio del pil regionale dopo 13 anni ad ansimare in salita, sull’orlo del burrone del declino.
Obiezione: sono solo sogni e tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo un mare di difficoltà e di dura realtà. Va be’, almeno però si va nella direzione che potrebbe (potrebbe, ovvio, condizionale, legato alla realizzazione corretta e in tempi ragionevoli delle politiche annunciate) risollevare le sorti di una economia che procede come dovendosi trascinare un macigno legato al piede.
LOTTA A MALABUROCRAZIA
Va aggiunto che il Defr prevede che sia l’impresa a dover creare lavoro e quindi a far tornare a crescere il pil, non più la mano pubblica, alla quale invece è demandato il compito di aiutare facendo il possibile, alleggerendo la burocrazia (la mai realizzata Regione leggera, da raggiungere attraverso spending review come sistema operativo), orientando i finanziamenti non all’assistenzialismo, a mettere pezze su qualche cappotto inesorabilmente scucito, ma alla promozione dello sviluppo.
IMPRESE DA RESPONSABILIZZARE
Le imprese, in questo contesto, sono chiamate a fare un salto di qualità, la fiducia deve ripartire. E’ assurdo che ci siano (e ci sono) società che hanno conti correnti con tanti soldi presi come finanziamento e non utilizzati. E’ anche urgente che il risparmio umbro (mai così florido) ritrovi la via degli investimenti in Umbria.
Il Defr però è giustamente parole, ma il cambio di prospettiva comunque rilevante, come sa bene la Cgil che ha già armato gli schioppi per attendere al varco l’amministrazione.
La presidente Tesei si rende conto di aver alzato molto la posta con questo Documento inusuale, mentre l’assessore al ramo Fioroni annuncia leggero che siamo ancora dentro la crisi ma già stiamo progettando il futuro. Entrambi sanno che l’obiettivo è molto ambizioso e il percorso faticoso.
Magari sbatteranno contro la dura realtà appena proveranno a fare le prime fusioni di agenzie o società partecipate (sono 14, hanno un esercito di dipendenti e mission che sfuggono ai più). Si comincia la prossima settimana, ma per Gepafin e Sviluppumbria bisognerà attendere ancora.
ECCO I SOLDI
Accanto a progetti, sogni, enunciazioni, comunque in una direzione opposta rispetto a quella consueta, c’è però una solida dote di partenza. Il Defr annuncia a pagina 22 che verranno investiti in questi sforzi subito 200 milioni di fondi europei (sovranismo addio) già riprogrammati, più 1,5 miliardi della dotazione della programmazione comunitaria 2021-2027.
A queste risorse si deve aggiungere quello che finirà in Umbria (direttamente o indirettamente, se le Regioni – come al momento voluto da Conte e con Bonaccini e Zingaretti contrariati – verranno escluse dalla gestione) dei 209 miliardi del Recovery fund. Su questa base – concreta – pronti a muovere. Ma se il Defr fallisce? Guai per tutti.
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