POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il rischio di una adesione non elevata, ma l’operazione della Regione è indispensabile per raccogliere fondamentali informazioni per la serenità di tutti. Visto che il Cts invece di assumersi responsabilità ha preferito lavarsene le mani
di Marco Brunacci
PERUGIA – È partito oggi, nelle farmacie private, mentre dal 21 partirà in quelle pubbliche. Riguarda studenti medi, docenti e personale della scuola, in tutto 44mila umbri, una fetta rilevante dell’intera popolazione regionale.
Lo stanziamento, con fondi europei, è di un milione di euro. Parliamo di uno screening che la sanità regionale ha organizzato – come, interpellato, spiega il vicecommissario all’emergenza antiCovid Massimo D’Angelo – ma sono le farmacie ad operare.
Non sfugge l’importanza strategica di mettere in campo una operazione di questo genere, che permetterà intanto di far ripartire la scuola il 25 con un minimo di basi scientifiche e conseguente serenità di tutti.
Ma, a quel che si sa, soprattutto gli studenti non sembrano entusiasti di farsi fare il tampone rapido. Questo significa poi sottoporsi, in caso di positività, al tampone molecolare e, se la positività è confermata, impone 14 giorni di quarantena.
Tenendo presente che ai ragazzi il Covid crea, in condizioni di salute normali, pochi o pochissimi guai, è chiaro che sarà molto importante vedere come sarà veicolata dal punto della comunicazione una iniziativa del genere.
I ragazzi hanno una fondamentale responsabilità che va loro spiegata correttamente senza ricorrere a messaggi terroristici che, per altro lasciano il tempo che trovano: i ragazzi contraggono il virus, possono avere pochi o niente sintomi, oppure i disturbi di una normale influenza o anche di una influenza aggressiva, ma è rarissimo che succeda altro. Invece succede regolarmente che portano a casa il virus e il contagio finisce per colpire i genitori e soprattutto i nonni. Con conseguenze spesso tragiche.
Per questi motivi è stata una scelta ponderata, visti i numeri della fase 2 dell’Umbria subito dopo la riapertura delle scuole a metà settembre, quella di non aver fretta con la ripartenza delle superiori. Di più: se i casi in Umbria non diminuiscono (anche ieri erano sono stati 94 con pochissimi tamponi e un tasso di positività del 20%, a fronte di una piccola diminuzione degli attualmente positivi) si può tranquillamente riflettere su possibili ulteriori allungamenti della didattica a distanza.
Il parere del Cts del governo di domenica sulla scuola – riunione urgente – è stato un capolavoro di cattiva coscienza. Hanno di fatto detto: per noi la scuola va riaperta (e chi dice il contrario?), ma le Regioni se ne assumano la responsabilità, visto che i numeri sono diversi di zona in zona.
Il Cts è un assembramento di Ponzio Pilati e allora le uniche indicazioni in aiuto possono venire dallo screening. Per questo sarà importante convincere studenti, professore e personale della scuola a dare una mano. Avere più numeri (il tampone verrà effettuato come D’Angelo esige in tempi rapidissimi), in questa fase, può significare scoprire focolai e mettersi nelle condizioni di circoscriverli. E fare piccoli passi in avanti in questa lunga, estenuante battaglia.
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