Il Covid che non molla e la Perugia che resiste. Per ora

Ristori insufficienti, affitto da pagare, caro bollette e super green pass, Simona (Il Tiglio): «Rischio di chiudere»

di Francesca Cecchini

PERUGIA – È sempre stato il principale centro di aggregazione sociale del quartiere di Case Bruciate a Perugia. Dal 1987 al bar Il Tiglio, per i perugini il “barrino di Case Arse”, intere generazioni sono cresciute insieme alla famiglia Spaccini che da allora lo gestisce.

Famiglie che portavano i bambini a fare merenda, genitori che andavano a fare colazione prima di andare al lavoro o a prendere un aperitivo prima di rientrare a casa. Ogni momento poi era buono per fermarsi a prendere un caffè e parlare con Edoardo, sempre così distinto con i suoi impeccabili completi, gli occhiali al naso, collezionista di quadri con cui due chiacchiere sul mondo dell’arte erano dovute. Per non parlare della sera: il bar non chiudeva mai prima delle due di notte, anche oltre durante il fine settimana, perché quello era il punto di ritrovo per tutti i giovani del rione e non solo. Lì i ragazzi cenavano con le delizie homemade di “mamma Rita” dal sorriso sempre pronto e dai toni bonari. Per tutti era un luogo in cui condividere amicizia, ridere, scherzare, divertirsi con i giochi di ruolo – Il Tiglio è stato la prima ludoteca di Perugia – sentendosi però parte di qualcosa che andava oltre l’appartenenza di quartiere. Sentendosi parte di quell’ambiente familiare.
Nei primi anni Novanta anche Serse Cosmi era un cliente del bar. Passava con i figli a mangiare la piadina fatta in casa e lì portava a cena anche i giocatori del Perugia.

 bar Il Tiglio Perugia

Nell’arco degli anni il barrino è cambiato. Edoardo non c’è più, Rita è in pensione e alla guida del timone, ormai da tempo, c’è Simona, la figlia. Lei, con la sua passione per i colori vivaci e i film in bianco e nero, ha rimodernato i locali, ha promosso iniziative per stare al passo con i tempi e le cose non andavano male. Poi è arrivato il covid. Con l’inizio della pandemia sono arrivati i problemi che, anche qui, hanno colpito duro.

 Simona Spaccini del bar Il Tiglio Perugia

Con il lockdown, le restrizioni, il susseguirsi di chiusure e aperture, nonché di nuove regole, non ultima la questione del super green pass «il lavoro ha avuto un calo enorme – racconta Simona, che a questo bar ha dedicato tutta la sua vita – È cambiata la vita perché molte persone non si sono vaccinate e, non avendo il super green pass, non possono accedere all’interno del bar. Succede, a volte, che la media sia di un cliente all’ora. In questi casi l’incasso della giornata non basta a ottemperare le spese di apertura».
Diverse le scuole nel circondario, i cui alunni e famiglie prima animavano i locali mentre ora «alla scuola elementare è un continuo susseguirsi di quarantene. Prima lavoravamo molto tra colazioni e merende, ora non più. Avevamo anche molti studenti universitari all’ora di pranzo ma al momento in molti prediligono le lezioni online. Anche questo per noi è stato un altro danno collaterale».
La situazione è preoccupante.
«Rischio di dover chiudere. Consideriamo l’affitto da pagare e il caro bollette che mi preoccupa molto e il gioco è fatto. Aggiungiamo poi che anche a Case Bruciate qualcosa è cambiato. Non c’è un ricambio generazionale e vengono perciò a mancare la vitalità e il senso di socialità che c’era una volta. Un fattore che è sicuramente peggiorato con l’arrivo della pandemia».
I ristori vi hanno aiutato?
«Abbiamo preso i ristori, ma non sono assolutamente sufficienti per sostenere un’attività commerciale. La situazione non è rosea per niente e non credo che migliorerà. Perlomeno non a breve».

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