Ferentillo, arrivano i fondi del Pnrr per l’Abbazia di San Pietro in Valle

Il sindaco Elisabetta Cascelli: «Presto il ripristino dell’abside». Lo storico Paolo Cicchini: «Quel capolavoro dell’arte è un luogo del silenzio unico al mondo»

di Aurora Provantini

FERENTILLO (Terni) – «Il sogno di Faroaldo non è pura leggenda». E’ storia, è un affresco del quindicesimo secolo, è spunto di riflessione sul grande patrimonio artistico conservato nell’Abbazia di San Pietro in Valle a Ferentillo. Scrigno di cultura e testimonianza di quel cantiere iniziato un secolo prima del cantiere di Assisi, che fu d’ispirazione alla scuola Roma di Pietro Cavallini e momento fondamentale di rinnovamento dell’arte italiana dell’ultimo periodo del Duecento e del secolo successivo. Nei primi decenni del Trecento si verificò infatti una vera e propria rivoluzione nella pittura, di cui proprio i cantieri di Assisi e Ferentillo furono importante laboratorio artistico. Nei ponteggi delle due località più belle dell’Umbria, divenuti poli culturali trainanti dell’epoca, lavorarono artisti autorevoli come Cimabue, Cavallini, Giotto. E meno noti. Che però frequentavano gli stessi ambienti.

«L’affresco, nel transetto di sinistra della chiesa – spiega lo storico dell’arte Paolo Cicchini – descrive il sogno del duca di Spoleto al quale è comunemente attribuita la realizzazione dell’abbazia. Nel dipinto, Faroaldo II giace addormentato sotto una tenda e a breve distanza quattro soldati longobardi ingannano il tempo con i dadi. Sospeso sopra una nuvola, l’apostolo Pietro si affaccia dalla finestra del cielo ed entra attraverso quel varco misterioso ben individuato da Jung dentro il sognare del duca, esortandolo ad edificare un tempio a lui dedicato nel luogo in cui avesse incontrato degli eremiti in preghiera».

L’abbazia di San Pietro in Valle, un’opera d’arte a tutti gli effetti, che “protegge” secoli di storia, affreschi votivi, sarcofagi, e magari davvero qualche leggenda, fu realizzata in due tempi diversi. In epoca longobarda e romanica, anche se, al suo interno, si leggono segni d’arte romana (i cinque sarcofagi) e rinascimentali. «Accadde davvero – testimonia Cicchini – alle pendici del monte Solenne vivevano uomini devoti che s’erano ritirati dal mondo e trascorrevano la loro solitudine in spelonche di roccia sopra la montagna». «Se c’è un luogo in cui mi ritirerei a vita, è Ferentillo» – dichiara Cicchini. E non solo per la Falesia. E’ uno sportivo, ma ama soprattutto ricercare i segni che restituiscono l’antico colore a quel suggestivo luogo del silenzio: l’Abbazia di San Pietro in Valle. In cui le scene dell’Antico e del Nuovo Testamento, riprodotte nelle pareti, presumibilmente realizzate tra il 1180 e il 1220, costituiscono un patrimonio inestimabile. Cicchini descrive quelle opere pittoriche come se fossero davanti ai suoi occhi. Ne conosce dettagli e attribuzioni: «Anticipazione, di almeno cento anni, dello spirito di “novità” consegnato all’arte da Pietro Cavallini, padre della scuola Romana e protagonista, insieme a Giotto, di quel rinnovamento della pittura che scopre l’umano e lo celebra in tutte le sue forme. Le figure dell’Antico e del Nuovo Testamento, sono risolte nel segno di una geometria solida che ha spinto il pittore a tradurre il reale non nei suoi contenuti simbolici (come nell’arte bizantina), ma privilegiando il peso, la sostanza, e l’estensione di un corpo».

A sinistra, inseriti tra cinque finestre: “La creazione del mondo”, “La creazione di Adamo”, “La creazione di Eva”, “Adamo dà il nome agli animali”, “Il peccato originale”, “L’ammonimento e la cacciata dal Paradiso”. Nel registro intermedio: il “Sacrificio di Caino e Abele”, “L’uccisione di Abele”, “Noè chiamato da Dio”, “La costruzione dell’arca”, “Noè nell’arca”, “Il sacrificio di Isacco”. Nell’abside laterale sinistra l’ affresco datato 1452 raffigurante la Madonna in trono col Bambino coronata da angeli. Ancora a sinistra dell’altare, poco distante dal Sogno di Faroaldo, la scena dell’incontro di Faroaldo con l’eremita Lazzaro da cui ebbe origine il monastero. Non è un caso che l’abbazia di San Pietro in Valle è il solo monumento storico dell’Umbria ad ottenere un finanziamento di 400mila euro (notizia di poche ore fa) per il rispristino dell’abside con i fondi del Pnrr . «Successivamente – annuncia il sindaco Elisabetta Cascelli – si procederà con il restauro degli affreschi rinascimentali presenti nell’abside, a cura della Fondazione Carit, e con l’illuminazione al Led affidata alla ditta Osram. La stessa che ha fatto brillare gli affreschi della Cappella Sistina».

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