di Marco Brunacci
Mamma mia, come sono questi summit di maggioranza sulla sanità (stamattina, prima delle 10). Sempre più difficile saperne qualcosa. Eppure sono importanti per spiegare il dibattito interno, la complessità delle scelte, il macerarsi interiore della maggioranza. Per fortuna che ci sono le conferenze stampa indette (era in cattedra il super operativo vicepresidente Morroni) nella saletta limitrofa.
Allora ecco un inside, anteprima importante visti i temi trattati, per i lettori affezionati di Umbria7.
Due sono stati i temi del confronto.
1. Il Governo fa finta di non capire, tergiversa, rinvia, non si rende conto o, meglio, dà a intendere di non rendersi conto che i fondi per il Covid deve trovarli e subito. La Sanità pubblica di tutte le regioni, non quelle del centrodestra o quelle del centrosinistra, salta in aria. Giocare questo brutto, molto brutto, rimpiattino, non è degno di un confronto di qualità e livello come si pretende oggi, di fronte a una catastrofe come è stata la pandemia. Essere seri si impone. Va segnalato – a questo riguardo – un dettagliato report dell’assessore alla sanità, Coletto, collegato da remoto con la sala, che ha elencato tutte le iniziative sue personali e degli assessori alla sanità italiani, per far tornare il Governo a ragionare. Al momento risultati zero, zero davvero. Le forze di maggioranza del centrodestra di governo già la volta scorsa avevano assicurato il loro intervento a livello nazionale. Oggi lo hanno ribadito. Ma solo i presenti (FdI e Fi), non la Lega che, sorpresa delle sorprese, non aveva alcun rappresentante. Ma perché pensare chissà cosa, magari il segretario regionale Caparvi non aveva avuto modo di incaricare nessuno per sostituirlo. Forse.
2. Altro tema decisivo. Ci sono due nomine molto pesanti che non si riescono a fare. Le due Aziende ospedaliere (Perugia e Terni) non hanno ancora un direttore generale. C’è chi è sicuro di aver sentito il nuovo direttore generale della sanità in Regione, Massimo D’Angelo, supplicare di poter avere due interlocutori certi in tempi rapidi. Chiunque, ma il prima possibile. Interlocutori indispensabili per poter iniziare la cura di cui ha bisogno la sanità tutta e quella umbra in particolare.
Risultato? Nonostante goda di ampia fiducia da parte della maggioranza, D’Angelo non pare abbia avuto successo.
E allora veniamo al dunque: non c’è il via libera alla nomina di De Filippis. Diciamo che il meno entusiasta pare sia Zaffini (FdI). Anzi, magari il problema non è Zaffini ma Fratelli d’Italia tutta.
Però intanto, se non si nomina Perugia, è molto difficile decidere qualunque cosa per Terni. L’impasse è molto serio. Perdere tempi di gioco in questa tremenda partita, impuntarsi sulle bandierine da mettere, è quanto di più dannoso alla causa comune, e al bene dei cittadini pazienti umbri, si possa fare.
Fiammetta Modena (dopo Romizi e Nevi) per Forza Italia ha provato a pigiare sull’acceleratore. Ma qui è venuto fuori un altro problema. Si sa, la senatrice e larga parte di Fi, è sulla stessa lunghezza d’onda del rettore Maurizio Oliviero, che però – scusate se è poco – deve dare parere determinante alla nomina di entrambi i direttori generali (è una legge dello Stato, non l’ha inventata la Tesei).
E qui escono vecchie ruggini. E si capisce adesso perché è stato messo in giro quel comico documento sulla sanità che sarebbe stata appaltata dalla Regione al rettore. Come se il rettore non fosse un partner determinante per uscire da questa crisi, come se ognuno potesse fare come gli pare per trovare una via di uscita sua propria, come se qualche vecchio barone (barone? marchese, marchesino) nostalgico potesse determinare scelte che mettono a repentaglio la salute della gente.
Non è un caso che la presidente Tesei abbia voluto solo sottolineare – restando sul vago per tutto il resto – di avere un eccellente rapporto di collaborazione con Oliviero. Non è un caso che, a un certo punto, nessuno sa perché essendoci temi così scottanti sul tappeto, è tornato fuori il progetto dell’Irccs – Istituto di eccellenza della ricerca in sanità .- di nuovo a Terni, anche contro l’indirizzo dell’Università. Quante ruggini su questo rapporto Regione-Ateneo, tra forze politiche e risorse accademiche che dovrebbero invece solo cooperare.
Torniamo a noi: sulle nomine siamo al pantano.
Da chi potrà arrivare il colpo d’ala? Dalla presidente Tesei, ma stavolta serve di battere i pugni sul tavolo (e avere un rappresentante del suo partito, la Lega, ai summit di maggioranza). Un’altra via di uscita per varare le due nomine in tempi utili per le drammatiche urgenze della sanità e il bene dei cittadini umbri, pazienti e non, potrebbe arrivare da una iniziativa dell’assessore Coletto, che, dopo le difficoltà, mostra di aver recuperato un ruolo suo. La Lega lo ha sempre sostenuto, con Fratelli d’Italia ha avuto modo – dicono – di parlare ai massimi livelli (in diversi raccontano addirittura di un incontro prima delle elezioni di Todi tra Zaffini, Coletto e Giorgia Meloni, sarà vero?), col rettore Oliviero, inizio in salita ma poi chiarimenti e un incontro conviviale finito con un abbraccio. Resta Forza Italia, ed è vero che tra gli azzurri qualcuno è convinto che l’assessore faccia coppia fissa con Zaffini. Ma magari alla fine si convincono anche loro.
Conclusione: se alla fine nessuno dei due (Tesei o, in seconda istanza, Coletto) si muove, il pantano diventa sabbie mobili. Poveri noi.


