di Marco Brunacci
PERUGIA – Chi salirà, chi scenderà, dopo le elezioni del 25 settembre, a seconda dei risultati per i protagonisti della politica umbra. Ecco la seconda parte, di questo speciale borsino, dopo le possibili conseguenze, per Tesei, Romizi, Latini, pubblicate ieri.
Stefania Proietti. La presidente della Provincia di Perugia e sindaco di Assisi è in assoluto quella messa peggio. Comunque vada sarà un problema. Sarà di sicuro anche per le eccessive aspettative di qualche mese fa, ma anche per le vicende attuali.
Ecco qua: se il Terzo polo, al quale comunque guardava, farà un bel risultato non sarà – ormai è chiaro anche senza star troppo dietro ai sondaggi – un risultato di grande prospettiva. Peggio ancora se Calenda&c. vanno male.
I cinquestelle, mondo dal quale la Proietti viene, si è radicalizzato su posizioni tra sinistra protestataria e “contismo” da stanze polverose. Non si dissolveranno, ma non saranno determinanti per nulla.
Per chi voglia avere un futuro politico non resta altro che il vecchio Pd. Ma la Proietti era la candidata ideale dell’ormai tramontato “campo largo”, prima versione, di Letta. Ora, invece, per il dopo 25 settembre si prospetta un Ulivo dei veti incrociati, degli accordi da ingegneria elettorale. Servono più i Richelieu che le Giovanna d’Arco, potenziali eroine anche senza predisposizione al martirio.
Giacomo Leonelli. A proposito di Terzo polo, Azione, giocoforza, in Umbria ha la faccia degli ex del Pd. Non sarà facile capire se i voti dati sono perchè gli elettori ce l’hanno con Bori e Letta o sono a favore di Calenda e Renzi. E quando si dice Renzi va anche detto che il gran toscano gioca a nascondersi. Dicono che la sua luogotenente Boschi si sia mossa con i CiviciX di Fora, ma Fora non si è candidato. E magari il progetto per il futuro c’è, ma a pesare ci sono anche le brutte esperienze con Pizzarotti e Albertini.
Non stiamo qui a insistere su Azione di Terni che ha mandato in circuito una intemerata del suo segretario, Mazzalupi, contro Fora. A dimostrazione che qui il gruppo dà l’impressione di tenersi insieme con lo scotch. Il giovane Leonelli, lunga esperienza da segretario del Pd, sa che, comunque vada, dovrà dover lavorare ancora tanto ma tanto. O forse tutto il composito gruppo umbro dovrà strambare verso i Civici di Fora.
Thomas De Luca. Vogliamo parlare del destino del movimento cinquestelle in Umbria? Ecco il consigliere regionale Thomas De Luca, un vero “contras”, sempre senza pietà per nessuno, neanche per se stesso e per le sue stesse posizioni. Lui qui ha radicalizzato il movimento e festeggia di sicuro l’esclusione dell’altro leader ternano, grillino della prima ora, ben più moderato, Andrea Liberati.
La svolta verso posizioni da Rifondazione comunista può esser stata anche una scelta di successo. Ma ha dei limiti evidenti. E’ vero che in Umbria Prc raggiunse consensi in doppia cifra, ma nello stesso bacino elettorale oggi pescano almeno 3-4 movimenti. E in quel campo il Pd di Bori ha fatto una buona raccolta.
Non solo: la posizione politica più scaltra della segreteria Bori è stata proprio quella di andare spesso a braccetto con De Luca nell’opposizione gridata, per prosciugargli i consensi. Missione – occhio e croce – finora riuscita.
Non sfugge a nessuno poi che Conte non ha messo la sua candidatura di bandiera in Umbria, segno che non ha tutta questa fiducia nel risultato finale.
Conclusione: De Luca è a forte rischio di finire confinato dentro una chiassosa “riserva indiana” anche con un risultato non negativo.
Tommaso Bori. Eccolo qui il campione del gigante rosso, che si è perso e deve ritrovarsi, il quale paga per peccati nazionali, di Letta e compagnia cantante, mentre avrebbe tanto voluto pagare per peccati suoi.
La sua fiera sterzata a sinistra, poi temperata con accordi al centro, la sua opposizione spesso più grillante che da Pd di Governo, avevano dato dei risultati: tutto faceva pensare a un Pd da primo partito umbro senza se e senza ma. Adesso è possibile che si confermi, ma vacci a capire. Certo per Bori è stata una pagina amara: Verini duro da digerire, Ascani comunque candidata nazionale, Spinelli tanto Marina Sereni. Niente Cristofani, niente Presciutti.
Il pronostico? Al di là del risultato, dovrà ricominciare a tessere la sua tela da capo.
Virginio Caparvi. Pronti col centrodestra. Caparvi ha sempre accettato di misurarsi nella competizione elettorale e questo gli va riconosciuto (finanche nella sfida a sindaco di Nocera) ma nel collegio di Camera Perugia dovrà correre e tanto.
E dovrà correre dappertutto perchè se la Lega cede e va sotto livelli di guardia, rischiano il posto i suoi alfieri. Subito Latini a Terni, ma a seguire anche Tesei in Regione. Inizia per lui la battaglia che vale il futuro. Per la Lega umbra conta il ragionamento di altre zone d’Italia: Salvini ha dato (consensi), Salvini ha tolto. Ma certo, in questa risacca, bisognerà trattenere qualche voto in più e qualche militante e qualche sezione. Per fare questo ha bisogno di tutte le forze della Lega, dai livelli istituzionali leghisti ai suoi oppositori interni (Briziarelli, che per la verità è partito a bomba con una campagna elettorale scoppiettante).
Da sottolineare anche un aspetto speciale, da derby interno del centrodestra, di questa curiosa competizione elettorale: contro la capolista della Lega alla Camera, la Alessandrini, corre Marco Squarta, il recordman delle preferenze di Fratelli d’Italia, partito che ha il vento in poppa qui come altrove in Italia. In palio c’è il quarto posto alla Camera, che ha anche altri pretendenti (soprattutto Spinelli del Pd).
Finale obbligato: Caparvi qui si gioca tutto, anche dando per scontato che in Parlamento ci vada, visto che gli altri si presentano così tanto divisi.
Franco Zaffini. Last but (certamente) not least, ecco l’esperto navigatore di decenni di destra umbra. I superficiali dicono che il segretario regionale di Fratelli d’Italia può correre a braccia alzate. Non è così. Ha voluto molto il collegio del Senato per misurarsi in tutta la regione. Parte largamente favorito, ma avrà bisogno anche della Tesei e dei suoi risultati migliori. Non dovrà distrarsi. Dovrà limare qualche aspetto meno attrattivo del suo carattere.
Da sola Giorgia Meloni gli garantisce una massa critica di voti, ma alla quale dovrà aggiungere del suo. Anche per non lasciare tutta la scena umbra al giovane emergente Emanuele Prisco, generazione “atreju” come la Meloni.
Con un risultato molto buono di Fratelli d’Italia in Umbria stavolta la Tesei dovrà rimettere mano alla sua Giunta, come abbiamo già scritto.
La sfida tra alleati con la Lega di sicuro lo galvanizza, ma se sbaglia tempi e toni della campagna elettorale ne finirà penalizzato. Se azzecca invece un numero alto in questa roulette elettorale è pronto per vivere una seconda giovinezza (naturalmente politica).


