Umbria Green Festival, Marco Bocci porta Walter Whitman al Morlacchi

Insieme all’Orchestra da camera del Conservatorio di Perugia, il famoso interprete omaggia il poeta americano e il suo amore per la natura

PERUGIA – “Io sono Natura” è una produzione in esclusiva per Umbria Green Festival costruita insieme alla curatrice dell’opera di Whitman in Italia, la poetessa Sara Ventroni, che ha selezionato, che per l’occasione ha selezionato una serie di poesie dalla vasta opera dell’autore statunitense che seguono proprio il racconto della natura. Lo spettacolo si terrà al Teatro Morlacchi il 16 settembre.

A dare voce ai magnifici componimenti del poeta sarà Marco Bocci, tra i più apprezzati attori umbri contemporaneo, accompagnato poi dall’Orchestra da camera del Conservatorio di Perugia, che ha scelto appositamente per l’occasione dei brani a tema ambientale che faranno da contrappunto alla voce solitaria del poeta che celebra il sublime della natura.

La serata sarà articolata in quattro movimenti di lettura e cinque interventi dell’Orchestra. Il primo movimento fa da introduzione: è lo stesso Whitman a presentarsi, qui, parlando in prima persona di sé come di un cosmo dove la natura selvaggia convive con il “mondo nuovo” americano. In questa prima fase Whitman s’identifica con la Natura stessa, e con la sua “energia autentica”.

Con il secondo movimento si entra nel tema della serata: qui l’Io canta la natura in ogni sua manifestazione, i vasti territori americani e le creature; esseri umani, vegetazione e animali, con particolare attenzione per la grande varietà di uccelli e per i loro canti, come il “mockingbird” (mimo-poliglotta). Whitman canta anche la vita moderna (il telegrafo elettrico che unisce i continenti, la locomotiva, la stampa) e l’America, emblema del movimento e della crescita. Il motivo di fondo è quello delle generazioni che si danno il cambio: vecchi, giovani e bambini, come quello che domanda al poeta “che cos’è l’erba?”, metafora del ciclo incessante di morte & nascita.

Il terzo movimento è dedicato alla Natura intesa senza pregiudizi, come pura corporalità. Qui Whitman celebra il corpo e la sua meraviglia (“I sing the body electric”), l’incanto naturale dell’unione del maschile e del femminile nel piacere e nella procreazione. I testi scelti restituiscono la vitalità e l’«elettricità» del corpo che si fa canto e danza, quasi simulando ‒ nelle parole ‒ un atto d’amore tra un uomo e una donna. 

Il quarto movimento è un résumé dei temi toccati nei tre movimenti precedenti. Quest’ultima parte è anche un congedo: Whitman si rivolge direttamente al pubblico e lo invita a seguirlo. Parlando di sé in seconda persona, il poeta osserva il pianeta da fuori, nella sua eterna rotazione (“a great round wonder”), come se il suo occhio fosse fissato in un punto lontano del cosmo. E termina con un canto d’amore alla Terra.

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