TERNI – Corso Tacito, commercianti e residenti firmano la petizione con cui chiedono a sindaco e prefetto di rimuovere la situazione di degrado assoluto in cui ogni giorno, a tutte le ore del giorno, sono costretti a vivere. Ostaggio di persone che si scagliano l’una contro l’altra, urlano, si denudano, bevono. «Bivacchi e scene da film con le quali non abbiamo intenzione di convivere un minuto in più». Sono disposti a protestare, a tenere abbassate le saracinesche, a trasferirsi altrove. È il caso di una signora che vive in zona e che non vuole si pubblichi il suo nome: «Questione di sicurezza».
«Qui, davanti alla profumeria Grassi – racconta – ci trovavi al massimo qualche signore a passeggiare in attesa che sua moglie scegliesse creme e rossetti, ma mai come in questo ultimo anno s’è vista una zozzeria del genere».
Indica quelle “soste” in travertino che dividono Corso Tacito da via Goldoni: teatro di scene agghiaccianti come quella “intrappolata” nelle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza presenti in zona, il 29 agosto. Una donna si abbassa i pantaloni e scambia Corso Tacito per il bagno di casa sua. Un frammento del video che la ritrae, gira sui telefonini di mezzo mondo da giorni. «Ma non è bello vederlo e non è bello neanche far sapere al mondo intero che al centro di Terni accadono certe cose». Qualche giorno prima, un fatto simile è stato immortalato in largo Elia Rossi Passavanti, due metri più avanti. Per questo la petizione: «Perché sia messo nero su bianco che siamo vittime di questi episodi». Nel 2021 un atto di indirizzo a firma di Federico Brizi, approvato in consiglio comunale anche dalla minoranza, suggeriva di rimuovere il problema alla radice: «Di togliere le panchine e sostituirle con un diverso tipo di arredo urbano, ma la risposta dell’amministrazione comunale fu che non c’erano i fondi».
Così si è arrivati a raccogliere le firme. «Come se i fatti di cronaca non bastassero». «In nessun altro capoluogo d’Italia ho visto tanto degrado, concentrato oltretutto nel cuore della città». Lo dice chi gestisce il punto vendita di un marchio di abbigliamento, che è andato ad occupare proprio i locali che un tempo erano della profumeria Grassi. «Ci ho investito, ma non lo rifarei». La conferma delle difficoltà a mandare avanti un’attività in quel punto esatto di Terni, arriva da Alfonso Tomasini, della gioielleria Tomasini Francia che si è spostata meno di un anno fa, da corso Vecchio a corso Tacito, andando a riempire un vuoto. Un locale storico rimasto sfitto per sette anni. Un intervento di rigenerazione urbana importante che viene “premiato” con quella situazione di degrado. «Non credo che il problema siano le panchine – dichiara il gioielliere – e non voglio essere io a suggerire le azioni da mettere in campo. Io, per quello che mi riguarda, posso solo raccontare cosa succede ogni giorno davanti alle mie vetrine. Vi assicuro che succede i di tutto ed è un vero peccato per la città, per chi ci vive e per chi ci investe aprendo un’attività».



