di Marco Brunacci
«E vissero tutti felici e contenti», è stato il commento di uno dei più profondi conoscitori dei meccanismi della sanità umbra e non solo, quando si è saputo della nomina di Pietro Manzi come direttore sanitario dell’ospedale di Terni al posto di Alessandra Ascani. In realtà però non tutti hanno festeggiato, a dimostrazione che, oggi come oggi, non ci sono più i principi azzurri di una volta.
Raccontano che un parlamentale neoeletto – sarà poi vero? – abbia tempestato di telefonate questo e quell’altro per esprimere disappunto. La narrazione prosegue aggiungendo che il tempestatore di telefonate si sia però ritrovato ben presto da solo col suo cellullare, senza nessuno a solidarizzare con lui. Magari sono solo fantasie, ma abbastanza per dire un paio di cose fondamentali sull’ospedale di Terni in questa fase del suo tormentato cammino:
- Nessuno pensa che la nomina di un direttore sanitario sia in grado da sola di mutare il corso della storia.
- Nessuno, in retti sensi, può pensare che all’ospedale di Terni si potesse andare avanti senza un nuovo progetto
I progetti nuovi, per definizione, possono funzionare o no, ma vanno portati fino in fondo. Lo sa bene il nuovo dg Casciari, che ha voluto Manzi al suo fianco. L’ospedale di Terni ha necessità di una svolta. Casciari-Manzi-Ianni, come manager, sono chiamati al compito che, secondo qualche esperto della materia, è roba da far tremare i polsi. Pronti a giudicare dai risultati, quando (e se) ci saranno. Ma fare sgambetti in corso d’opera è un atto di disprezzo nei confronti dei cittadini-pazienti che il tifo lo fanno allo stadio e non in ospedale, per Tizio contro Caio, e invece chiedono un servizio più all’altezza delle loro esigenze. Il nuovo corso ora è partito, direttore Casciari, sotto, tocca a lei (con Manzi e Ianni).



