di Marco Brunacci
TERNI – Allacciare le cinture di sicurezza. Questa non è una presidenza di una società partecipata, è il Tagadà. Allontanarsi deboli di cuore.
Il sindaco Latini ha sul tavolo la nomina alla presidenza di Ternireti, oggi gestore dell’aviosuperficie, dei parcheggi e di qualche altra cosa, ma in prospettiva una multiutility, come dicono in Borsa, che levati e scansati.
Il compenso è assai ridotto, ma l’onore grande. E ci sono tre candidati, che possono far saltare gli equilibri dell’Umbria politica.
Esageriamo?
Fermi, seguiteci.
Il primo candidato per Ternireti è Stefano Stellati. In un memorabile articolo in quotidiano di informazione datato 21 aprile 2018 lo si indica insieme a Piccinini come il possibile candidato a sindaco di Terni del Pd. Oggi avrebbe simpatie nel centrodestra: si fa riferimento sempre all’azzurro Nevi, ma sarà vero? E comunque: adesso che è in pole position per sottosegretario all’agricoltura, potrebbe ancora fare da sponsor a un candidato che arriva a fari spenti da sinistra? O forse c’è qualche lupo solitario di Fratelli d’Italia che prova a intestarsi la conversione del figliol prodigo lettiano? Mah? boh? chi lo sa?
E infatti, a dir la verità, la domanda è una sola: ma il sindaco Latini vuol rispostare a sinistra l’asse della sua città?
E la stessa domanda vale anche per il secondo candidato, Giovanni Ceccotti, che è famoso per il suo sodalizio decennale con Mascio, il più simpatico, ma anche preparato, esponente della sinistra radicale però creativa. Cortese affabulatore, maglioncini di cachemire da urlo, l’unico esponente di quell’ala politica che sa che Hermès sia un’icona di stile e non il terzino destro del Paris Saint Germain. Avrà conquistato anche Latini?
Per il resto Ceccotti, di suo, insieme al curriculum, ha una foto che fa discutere: quella (era il 2016) col mitico generale Pappalardo. Non esattamente uno che è entrato in punta di piedi nella politica e che, diciamo, ha avuto il tempo per farsi fieri avversari.
Curiosamente nell’area della maggioranza “ortodossa” fanno un solo nome: Leonardo Fausti, leghista salviniano, che non sfigura se lo immagini a cavallo nelle pianure di Pontida, con o senza lo spadone di quel signore da Giussano.
Fatto sta che sulla bella faccia sorridente di Fausti la Lega dell’Umbria, a partire dal segretario Caparvi, si gioca la credibilità. E con la credibilità della Lega anche un pezzettino di quella della coalizione che si appresta a governare l’Italia (superando le Ronzulli di tutta Italia).
Il sindaco Latini (entro il 20) dovrà finire di sfogliare la margherita. Ogni cosa che succede a Terni ha riflessi regionali, in un momento dove gli equilibri sono così instabili e da ridefinire.
Fiato sospeso. vediamo cosa succede.


