Tartufo: la crisi climatica ne compromette la stagione

Nonostante la difficile annata, Urbani Tartufi registra una crescita del 19,4% nel canale della vendita all’ingrosso e conquista quote di mercato nel commercio di prodotti pronti

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SCHEGGINO (Perugia) – Si è da poco concluso il periodo delle fiere e delle kermesse che vedono il tartufo come protagonista indiscusso della stagione culinaria autunnale. Il 2022 si è rivelato sicuramente un anno difficile per i circa 200mila cavatori italiani che, a causa della siccità e delle improvvise inondazioni, vedono il lavoro di ricerca del tartufo diventare sempre più complesso. Questo ha delle conseguenze importanti sui prezzi, sia delle pepite più pregiate sia di quelle meno inflazionate.

Tuttavia, nonostante le difficoltà di questa stagione, la domanda di prodotti al tartufo non intende diminuire. Al contrario gli operatori del settore registrano un interesse sempre più importante dei consumatori, non solo verso il prodotto fresco, ma anche verso i prodotti pronti al tartufo, lo dimostra anche il +4,4% registrato dal mercato delle salse gastronomiche. Urbani Tartufi, azienda leader nella produzione e trasformazione del tartufo, ha commercializzato solo nel corso di quest’anno 250 tonnellate di tartufo. La crescita è evidente ed è trainata principalmente dai prodotti conservati al tartufo, che consentono di coprire tutto l’anno e quasi tutti i canali in maniera continuativa. L’azienda ha registrato in particolare una crescita importante del canale food service. 
«Da sempre, questo segmento rappresenta uno dei canali più rilevanti per Urbani Tartufi, che oggi punta molto anche sul fronte della grande distribuzione, dove registra una crescita del +19,4% trainata proprio dai prodotti conservati. L’aumento esponenziale della promozione e della comunicazione di questo nuovo canale, unita ad un riposizionamento della figura degli chef, sta dando un forte impulso dal punto di vista culturale allo sviluppo di questo segmento di mercato. Il prodotto fresco, al contrario, copre principalmente la ristorazione avendo quindi un utilizzo più circostanziale – commenta Giammarco Urbani, Amministratore Delegato di Urbani Tartufi –. La crisi climatica sta tuttavia svolgendo un ruolo determinante per il futuro del settore. Infatti, l’equilibrio è la chiave che caratterizza il processo naturale della produzione di tartufo: il giusto apporto di acqua, sole e umidità sono fondamentali, ma esondazioni e siccità non creano le condizioni favorevoli».

Urbani Tartufi, che da sempre è attenta a questo delicato equilibrio, grazie a Truffleland riesce a riprodurre il processo naturale di somministrazione di acqua, calore e umidità necessarie per la produzione di tartufi, consentendo così di escludere gli effetti devastanti dei fenomeni atmosferici. Grazie alla micorrizazione di piantine tartufigene che messe a dimora in serra per diversi mesi possono poi, piantate in altri terreni, portare nuova biodiversità al territorio circostante, produrre nuovi tartufi nel giro di 5 anni e compensare CO2. Un triplice obiettivo in un solo gesto.
Per l’azienda, l’innovazione tecnologica è da sempre uno dei driver principali, soprattutto per i mercati internazionali, come quello americano, dove si è molto meno ancorati all’utilizzo tradizionale del tartufo e dove la sperimentazione di nuovi prodotti e quindi gusti è sicuramente maggiore. Per Urbani Tartufi è proprio l’export a rappresentare la fetta di mercato più grande, circa il 75% dell’intero business e si focalizza maggiormente sul canale food service, anche se il retail e l’e-commerce vedono un importante sviluppo soprattutto per il mercato asiatico che, ad oggi, rappresenta la vera nuova frontiera.

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