TERNI – Una rassegna artistica innovativa dedicata ai nuovi linguaggi e alla musica contemporanea. Lunedì 13 febbraio parte il primo appuntamento del Baravai 2023 che per l’occasione si terrà all’interno degli spazi del museo Caos. Sarà la prima edizione del Festival dedicata all’amore e vedrà la partecipazione di Whitemary, una delle esponenti principali della musica elettronica Italiana insieme a Federico Cassetta e Giesse. L’evento, ad ingresso gratuito, è organizzato da Suoni in Chiostro, in collaborazione con Le Macchine Celibi, Caos, Letz, Fat Art Club, Degustazione Musicali e grazie al contributo della Fondazione Carit.
Whitemary, al secolo Biancamaria Scoccia, è abruzzese d’origine ma romana d’adozione ormai da qualche anno. È partita dal jazz passando per la canzone italiana, arrivando infine alla techno tra campionatori e sintetizzatori analogici. Fa parte di “Poche”, il collettivo tutto al femminile fondato da Elasi e Plastica, uno spazio aperto e libero per fare incontrare ed emergere le molte artiste e producer che popolano il panorama elettronico italiano. Si è fatta notare con il suo ep “Alter Boy”, con il remix di “Repito” di Ditonellapiaga e con il feat su “M E G A” di P L Z, per arrivare infine ai singoli “Credo che tra un po’” (remixata anche da Mattia Trani), “Niente di regolare” e l’ultimo brano “Chi ne se frega”, che anticipano il suo primo album “Radio Whitemary” in uscita il 10 giugno 2022 per 42 Records.
Federico Cassetta, disk jockey, collezionista e produttore da ormai una decade. La sua cultura musicale orbita attorno ad un vasto spettro di influenze e contaminazioni. Libero dal concetto di ‘genere’, Federico conduce Nerv Radio Show, miscellaneo di idee ed emozioni minuziosamente quanto suggestivamente intrecciate da un comune filo narrativo.
Infine Giesse uno degli artisti più rispettati della scena elettronica underground italiana. Grazie al suo approccio meticoloso e trasversale, i set di Giesse sono percorsi lineari e ben definiti: un’esplorazione eclettica che non conosce confini, che alterna il fascino conciso del minimalismo musicale alle dinamiche percussive e instancabili tipiche delle lontane pratiche tribali; un’impronta identitaria precisa, uno stile monolitico difficile da emulare e che non lascia dubbi sulle sue abilità tecniche e artistiche maturate in molti anni tra le mura del Serendipity di Foligno.



