CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – Studiare da chef aiutando anche le persone in difficoltà attraverso corsi di cucina creativa e solidale, tra il laboratorio e i fornelli del centro di formazione professionale e la mensa della Caritas.
Ha preso il via martedì 11 il progetto “cuciniAmo”, progetto di impresa simulata presso le aule e cucine dell’Asp “G.O. Bufalini” che avrà una durata di quattro mesi.
I giovani allievi del percorso di istruzione e formazione professionale per tecnico di cucina presso l’Asp “G.O. Bufalini” di Città di Castello (unica azienda di servizio alla persona di natura pubblica dell’intero territorio nazionale con missione nella formazione professionale), saranno anche aspiranti cuochi a servizio della Caritas diocesana e prepareranno i pasti per gli utenti della struttura in continua crescita.
Nel progetto di impresa simulata intitolato “cuciniAmo”, una delle prime esperienze a livello nazionale, saranno infatti coinvolti gli studenti del primo anno del percorso di istruzione e formazione professionale per tecnico di cucina.
Si tratta di cinque allievi, di cui alcuni minori non accompagnati che saranno accompagnati in questa esperienza dai docenti di cucina, Andrea Cesari, Luigi Manganelli e Lucio Valcelli. I ragazzi ogni mercoledì, giovedì e venerdì fino al 30 giugno prossimo faranno insieme al cuoco della mensa Caritas la verifica delle derrate alimentari in loro possesso e creeranno, in base alla dotazione alimentare a disposizione, settimanalmente un menù, che a rotazione potrà prevedere la preparazione di un primo o un secondo o un contorno nel numero richiesto necessario, in modo che i relativi pasti da asporto possano essere distribuiti giornalmente in aggiunta a quelli preparati della cucina della Caritas.

Alla presentazione del progetto hanno preso parte il presidente dell’Asp “Bufalini”, Giovanni Granci, il diretto della “Bufalini” Marco Menichetti, il direttore della Caritas diocesana di Città di Castello, Gaetano Zucchini, l’assessore alle politiche sociali del comune di Città di Castello, Benedetta Calagreti, il sindaco di San Giustino Paolo Fratini e i docenti del corso.
Dice il presidente Granci: «I nostri percorsi di istruzione e formazione professionale prevedono che i ragazzi del primo anno, iscritti dopo il conseguimento del diploma di scuola secondaria di primo grado siano impegnati per oltre 500 ore in un’attività di impresa simulata nel settore dello specifico indirizzo, con l’obiettivo di fornire loro sia alcune nozioni realmente spendibili nel contesto produttivo locale per sviluppare un’idea imprenditoriale che le basi del lavoro per definire, in maniera cooperativa con il gruppo-classe, l’idea di fondo di un’impresa e le relative problematiche ed opportunità».

Quest’anno abbiamo, ha proseguito Granci, è stato «deciso di gestire il progetto di Impresa formativa simulata andando oltre la “logica aziendale e produttiva” dedicandola a far conoscere ai ragazzi coinvolti una realtà sociale molto importante. Per questo abbiamo attivato una collaborazione con la Caritas di Città di Castello e con la sua mensa per permettere agli allievi di fare un’ esperienza formativa più profonda. Ci siamo resi conto che poteva essere un’occasione di crescita sociale dei nostri ragazzi: l’obiettivo sarà quello di cogliere e di evidenziare, a partire dalle situazioni e dalle storie incontrate sul territorio, elementi di prospettiva e di speranza. Esempi concreti di risposta e resilienza capaci di farsi carico delle situazioni di marginalità e vulnerabilità affiorate nel corso della pandemia nel nostro territorio, dando luogo ad una serie di triangolazioni positive, che possano far cogliere l’importanza di lavorare in rete, assumendo responsabilità diverse ma condivise».
Per il direttore della Caritas tifernate, Gaetano Zucchini, La crisi socio economica degli ultimi anni, «generata da molteplici fattori (come pandemia, guerra, inflazione) ha determinato anche nel nostro territorio difficoltà per molti a soddisfare esigenze primarie».

La Caritas diocesana, ha precisato Zucchini, cerca di intervenire nei limiti delle sue possibilità per sostenere persone e famiglie in situazioni di particolare vulnerabilità. Nel 2022 i centri di ascolto hanno effettuato circa 930 colloqui che hanno evidenziato difficoltà al sostentamento alimentare, problematiche abitative, occupazionali e di varia natura. Nel corso dell’ultimo biennio, in particolare, l’attività correlata al sostegno alimentare nella diocesi è cresciuta in maniera esponenziale fino ad arrivare agli attuali 100/110 pasti giornalieri preparati presso la mensa Caritas, di cui circa 40/50 distribuiti in presenza e 60/65 in modalità di asporto, sostenendo così persone sole (sia italiane che straniere) e circa 50 famiglie. Senza poi dimenticare l’azione effettuata all’interno dell’esperienza dell’Emporio della solidarietà San Giorgio a cui afferiscono ormai 550 nuclei familiari (circa 1500 persone).
Per Zucchini «Sostenere tale impegno è reso sempre più difficoltoso dall’ingente mole di lavoro ,grazie al contributo del personale Caritas e dei volontari e dall’approvvigionamento del materiale alimentare, i cui costi risultano aumentati considerevolmente, dato che il recupero delle eccedenze alimentari non soddisfa pienamente tale attività. Per tale motivo, nell’abitudine di Caritas diocesana di collaborare con le realtà del territorio, abbiamo chiesto la possibilità di un aiuto; la richiesta è stata accolta favorevolmente dall’Asp “Bufalini” con la quale abbiamo stipulato una convenzione per l’attivazione del progetto “CuciniAmo” sotto la forma di un’impresa formativa simulata che si tradurrà nell’impegno da parte dei ragazzi della scuola di preparare una portata del menù per tre giornate alla settimana, sostenendo e favorendo così la distribuzione alimentare».
Al di là dell’obiettivo prefissato, ha concluso il responsabile della Caritas territoriale, «riteniamo importante sottolineare come l’attività della scuola e degli studenti si traduca generosamente in gesti concreti verso i più fragili: un segnale di grande sensibilità che va a testimoniare quella “carità creativa” che ci ricorda spesso papa Francesco. Convinti che facendo rete si possa rispondere meglio ai bisogni del territorio, ringraziamo ancora la disponibilità della “Bufalini” sperando che un esempio di collaborazione simile possa essere raccolto da altri soggetti ed imprese».
Plauso e sostegno all’iniziativa anche dal vescovo, monsignor Luciano Paolucci Bedini che impossibilitato ad intervenire alla conferenza stampa ha sottolineato con una nota «il duplice valore del progetto, che rappresenta un dono per la Caritas ma anche un dono per i ragazzi che pur imparando un mestiere a scuola imparano a pensarsi nel mondo, cittadini solidali. Una catena solidale fra scuola, volontariato e Caritas destinata a rappresentare un modello positivo da seguire in futuro».
Anche l’assessore Calagreti e il sindaco Fratini hanno definito il progetto di cucina solidale «una straordinaria occasione di sinergia fra il mondo della scuola e formazione professionale con strutture come la Caritas diocesana da sempre in prima linea nel garantire ai più fragili e alle persone in difficoltà aiuti concreti e sostegni a partire da quelli primari per il sostentamento vitale come l’alimentazione attraverso pasti adeguati. Siete un esempio per tutti, a partire dalle istituzioni che saranno sempre al vostro fianco».



