Nella staffetta con Zaffini, Prisco si gioca tutto: unità e stop litigi o altri spazi a Bandecchi e al centrosinistra anche senza consensi

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Il cambio alla segreteria regionale di Fratelli d’Italia era fissato da tempo, ma assume una decisiva rilevanza nel nuovo scenario. Con il tafazzismo dei partiti ufficiali ha già fatto un sacco di danni. Il rilievo del caso Terni e la scia di veleno Latini

di Marco Brunacci

PERUGIA – La staffetta alla segreteria regionale in Fratelli d’Italia, tra Franco Zaffini e Emanuele Prisco, era da tempo annunciata. Si fa a metà agosto, come si conviene.

I personaggi si conoscono. Zaffini, senatore, presidente della strategica commissione sanità, è un vecchio timoniere che arriva da un’esperienza più che ventennale. Capace di mediazioni, non un tipo da posizioni massimaliste. Un po’ passa la mano come era negli accordi post elettorali, un po’ paga per aver fatto quel che si doveva fare a Terni. In un certo senso è l’ultima vittima di quella mortifera scia di veleno che è riuscito a disperdere nell’aria di tutto il centrodestra il sindaco uscente Latini.
Emanuele Prisco è perugino doc, giovane ma non giovanissimo, sottosegretario agli Interni, del primo Romizi team. È nella non facile posizione di chi deve dimostrare quel che sa fare.
Con lui sale Romizi e scende Tesei? Non è questo il tema.
La vera scommessa, che riguarda Fdi, il centrodestra, ma di fatto anche gli equilibri della politica umbra, è tutta qui: Prisco o riesce a mantenere l’unità del suo partito e quindi quella del centrodestra, senza alzare muri o mettere bandierine, oppure consegna all’instabilità l’Umbria, creando altri spazi a Bandecchi – diventato imbonitore fenomeno con poco più di 18 mila voti, ma tanta collaborazione dei partiti ufficiali e del loro tafazzismo – o lasciando vincere un centrosinistra senza consensi.
Ecco qua: quello che doveva essere un cambio scontato alla segreteria di un partito, assume una decisiva rilevanza per la politica regionale.
Se Prisco alimenterà divisioni è condannato a perdere lui e far perdere il suo schieramento. Se seguirà analisi superficiali, come sopra. Lo stesso succederà se non saprà gettare ponti, piuttosto che fare scelte identitarie.
Non sfugge, in questo contesto, che la destra ha bisogno di una convincente classe dirigente. Più che guardare nei fondi dei cassetti e negli armadi del partito, sarebbe utile cercare intorno e fuori.
Ai progetti di rinnovamento non sempre porta giovamento la giovane età, ma certe volte aiuta.
Pronti per le verifiche.
In ogni caso Prisco è “condannato” a dare gambe e sangue a una segreteria di svolta (in attesa che la Lega in Umbria si metta nelle condizioni di ripartire).

Provinciali 2024: è iniziata la grande corsa

mortale Torricella agosto 2023

Tragedia sul Raccordo: prende in pieno in guardrail e muore a 29 anni